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Rosa Miriam Elizalde

 Luis Báez
“Dissidenti a Cuba"
Oppositori e giornalisti indipendenti si rivelano
176 pp. - € 13,00
 

Il 3 aprile 2003 si apriva all’Avana il processo contro 75 persone, accusate di sovversione dell’ordine statale cubano. Queste dieci testimonianze raccolte dagli autori illustrano quale sia il mondo della “dissidenza” a Cuba: partiti e fazioni in competizione per pochi dollari, il visto per gli Stati Uniti o un premio internazionale.
Oswaldo Payá, Vladimiro Roca ed Elizardo Sánchez sono solo i nomi più noti di coloro che colludono con le forze ostili alla Rivoluzione, sotto la supervisione della Sección de Intereses de Norteamérica (SINA), la rappresentanza diplomatica statunitense all’Avana, con a capo l’agguerrito James Cason, mandato a Cuba dai falchi dell’amministrazione Bush.
I dieci agenti della Seguridad cubana, che lavorarono nell’ombra per salvaguardare una Rivoluzione che dura da oltre 45 anni e per evitare che Cuba soccomba alla pressioni esterne, in primo luogo della mafia di Miami, sono colleghi dei “Cinque Eroi”, oggi detenuti nelle carceri statunitensi, colpevoli di aver difeso la propria patria dal terrorismo (che a Cuba ha provocato dal 1959 oltre 3.000 morti) e per questo condannati a pene tombali. Ed è proprio il lavoro della Seguridad che ha permesso di porre fine alla serie di attentati che nel 1997 avevano colpito interessi turistici cubani, causando la morte del giovane italiano Fabio Di Celmo, ucciso da una bomba collocata all’Hotel Copacabaca dell’Avana e dimenticato dalle istituzioni italiane.

 

Arleen Rodríguez - Lázaro Barredo
el Camaján cubano
136 pp. - € 11,00
 

Che cos'è un Camaján, ossia un Camaleonte? Dopo il trionfo della Rivoluzione a Cuba, nel gennaio 1959, Elizardo Sánchez accusava Fidel Castro di “non essere abbastanza di sinistra”. Negli ultimi anni, il Camaján si è invece riciclato in una pedina della guerra politica, economica e mediatica condotta contro Cuba. Come “oppositore moderato”, ha espresso sia critiche all'embargo economico che dura da oltre quarant'anni, sia accese denunce contro la presunta mancanza di democrazia a Cuba. Non rinunciando a lunghi viaggi in Europa o negli Stati Uniti, compresa la tana della mafia cubano-americana, la città di Miami. Sánchez è stato per anni il prediletto dei partiti socialdemocratici europei, anche se non ha mai disdegnato il sostegno dei governi di destra, come quello di José María Aznar, fino a marzo di quest'anno il più fedele alleato di George W. Bush.
Il protagonista del libro, assumendo posizioni sempre diverse secondo la convenienza, si prodiga in un'accanita battaglia personale contro gli altri esponenti della controrivoluzione, in un mondo, quello della “dissidenza”, fatto di rancori e meschine trame per accedere ai dollari oppure per ottenere un visto per gli Stati Uniti. El Camaján, però, non si accontenta e il finale del libro rivela la sua doppia personalità: colui che è dipinto come coraggioso “dissidente” e difensore dei diritti umani, lavora anche per l'intelligence cubana. Nome in codice: agente Juana.

 

 

 

Hernando Calvo Ospina
Cuba: la guerra occulta
del Ron Bacardí

160 pp. - € 8.45
 

Questa è la storia delle strette relazioni esistenti tra i principali dirigenti e gli azionisti della società “Rum Bacardí”, l'organizzazione d'estrema destra Fondazione Nazionale Cubano Americana -FNCA-, e l'Agenzia Centrale di Spionaggio (CIA è la sigla in inglese). In questa storia troviamo una quantità di dettagli che spiegano come la Bacardí è servita da condotto per i fondi della CIA che erano destinati ai mercenari paramilitari in Nicaragua, in Angola e ai controrivoluzionari cubani. Questo lavoro è molto più di una successione di notizie su una compagnia multinazionale, che aziona in assoluta impunità contro popoli che lottano disperatamente per conquistare una vita migliore. Nel libro si pongono sul tavolo le questioni fondamentali sulle relazioni tra le multinazionali e le politiche imperialiste e l'utilizzo strumentale dello stato da parte di queste imprese private per servire il terrorismo diretto dallo Stato stesso. Lo studio di Hernando Calvo sostiene che le multinazionali non sono semplicemente entità economiche che operano per la propria espansione commerciale, ma divengono entità politiche utilizzate dallo Stato che così si garantisce attività illegali.

 

 

Percy Alvarado
Cuba: confessione dell'agente Fraile
Una storia reale di terrorismo
146 pp. - € 12,00
 

Uno dei piani più ambiziosi che aveva concepito la mafia Cubano-Americana, nell’ultima decada, è stato il progetto per far saltare in aria il famoso cabaret avanero “Tropicana”.
Chi doveva essere l’esecutore materiale?
Percy Alvarado, “agente Fraile“ della Sicurezza cubana che penetrò l’ala terrorista della Fondazione Nazionale Cubana-Americana, avrebbe dovuto essere il trasportatore della potente carica esplosiva, consegnata a lui da Luis Posada Carriles e da Gaspar Jiménez Escobedo, paradigma del terrorismo nel continente latinoamericano - Barbados, Nicaragua, El Salvador, Panamá.
Confessione dell’agente Fraile è precisamente una storia di terrorismo reale contro l’isola di Cuba, che pone alla luce del sole il vero volto della FNCA, nel suo intento di sovvertire la struttura socio-economica e politica dalla rivoluzione cubana.

 

Adys Cupull

Froilán González

Julio Antonio Mella

e Tina Modotti

CONTRO IL FASCISMO

 pp. 224 - € 12,00

 

Nell'ottobre del 1922 le Camicie Nere di Benito Mussolini marciavano su Roma. La presa del potere, con il beneplacito de re e dell'alta borghesia, fu il culmine di anni di violenze che continuarono ancora per un ventennio. Giacomo Matteotti, Gastone Sozzi, Michele Della Maggiora, i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Antonio Gramsci furono solo alcune delle migliaia di vittime del fascismo.

Da Cuba e dal Messico, si levò indignata la voce di Julio Antonio Mella contro il regime italiano, impegnato in quegli anni a instaurare in Italia un sanguinario regime dittatoriale e a trasformare Cuba nel primo stato fascista dell'America Latina. Mella, al fianco di Tina Modotti, sua compagna, si batté contro Gerardo Machado, il “Mussolini tropicale da operetta”, per i metodi repressivi utilizzati a Cuba contro studenti, operai e contadini, sulla falsariga del fascismo italiano.

Tina, dopo l'assassinio di Mella per mano dei sicari di Machado, continuò la propria battaglia politica al fianco degli sfruttati della terra, in America Latina e in Europa. Erano gli anni della condanna a morte di Sacco e Vanzetti e della lotta di Sandino in Nicaragua.

Cosa accadde a Cuba nel 1933? Perché Machado decise di lasciare il paese? Come finì il tentativo di importare il fascismo a Cuba? Perché gli Stati Uniti scelsero come proprio uomo a Cuba Fulgencio Batista? Queste sono alcune delle domande a cui rispondono in questo lavoro, frutto della ricerca negli archivi italiani, messicani e cubani, Adys Cupull e Froilán González.