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l'angolo di
Marzio Castagnedi
giornalista italiano residente a La HabanA
La cultura vince: Abbado parla in TV di Cuba e Venezuela (novembre 2010)
Ingrid Betancourt e il suo libro su prigionia, le FARC e la Colombia (ottobre 2010)
Soy Cuba, il capolavoro nascosto di Michail Kalatozov (ottobre 2009)
Altra vittoria di Fidel e di Cuba (luglio 2009)
Il film sul Che di Soderberg (febbraio 2009)
L'Avana capitale della cultura (dicembre 2008)
Le agenti cubane raccontano (agosto 2008)
Le info su Cuba ? Ce le danno sempre "loro" (giugno 2008)
Cuba 2008: fra tradizione e avvenire (marzo 2008)
I Caraibi, il Petrocaribe e il ciclone Chavez (dicembre 2007)
29° Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latinoamericano (dicembre 2007)
All'ONU il mondo contro gli USA (ottobre 2007)
Cuba, gli strani dati... (ottobre 2007)
Cuba, il Che e l'indipendenza (ottobre 2007)
Il ritorno di Fidel (giugno 2007)
Posada Carriles: terrorismo made in USA (Maggio 2007)
Esce il film su Fabio Di Celmo (aprile 2007)
Il 28° Festival del cinema dell'Avana (dicembre 2006)
Havana: festa del 50° anniversario del Granma (dicembre 2006)
IL CIELO SOPRA L´AVANA E´PIENO DI FILM PER IL 32 FESTIVAL NUOVO CINE
LATINOAMERICANO
di
Marzio Castagnedi
dicembre 2010
Da 32 anni ogni prima quindicina di dicembre si svolge all´Avana il più
completo e importante festival di cinema dell´America latina. Del resto Cuba
ha l´unica vera e stabile cinematografia della regione Caraibica e
Centroamericana e all´appuntamento dell´Avana convergono cineasti, autori,
critici, produttori da tutto il continente e anche da Europa e Usa. Nei vari
concorsi Coral vengono presentati i migliori e recentissimi film a
cominciare dai colossi produttivi Argentina, Brasile e Messico spesso
mattatori dei premi. Poi in altre sezioni decine e decine di documentari,
corto e mediometraggi, film d´animazione, settimane di cinematografie
europee, eventi e ospiti speciali tra cui quest´anno la formidabile regista
statunitense Kathrin Bigelow, premio Oscar 2008 di cui parleremo più
avanti. La scelta di temi e titoli di cui parlare non e´facile. Iniziamo da
un film molto atteso di un maestro del cinema cubano come Fernando Perez
.Si tratta di JOSE´MARTI´EL OJO DEL CANARIO, opera che ha avuto una
lavorazione lunga e laboriosa. E´ la ricostruzione degli anni della
adolescenza di Jose´Marti´a metà Ottocento, quando il giovane sensibile e
già ribelle fu condannato a soli 17 anni ai lavori forzati dagli spagnoli
padroni di Cuba. Esiliato in Spagna, Marti´sarebbe poi divenuto il gran
padre della patria cubana e cadde in combattimento nell´Oriente dell´isola
nel maggio 1898 nella terza guerra di indipendenza dei cubani contro gli
spagnoli. Film intenso, carico di approfondimenti umani, indagini
psicologiche, riflessioni storiche questo di Fernando Perez, e anche film
bello a iniziare da una fotografia splendida nella prorompente natura
tropicale e con notevole capacità´recitativa sia degli interpreti sia
giovanissimi che adulti. Jose´Marti´el ojo del canario ha già ricevuto vari
premi internazionali e, con un miracolo nella distribuzione italiana,
potrebbe avere anche una uscita nei nostri cinema. Già nel 1998 il film di
Perez, La vita e´un fischio, uscì in Italia. Secondo lavoro davvero notevole
che segnaliamo, e anche questo film avrebbe le connotazioni per essere
importato in Italia, e´CHICOGRANDE dovuto a quel geniale regista messicano
che risponde al nome di Felipe Cazals, 75 anni e una filmografia
straordinaria. Chicogrande e´un western messicano ambientato nel 1916 quando
il generale Francisco Pancho Villa lottava nella revoluciòn mexicana
contro il regime del presidente Carranza ed era per giunta ricercato da un
corpo di spedizione statunitense che aveva invaso la provincia di Chiuhuaua.
Film di fango, sudore, polvere da sparo, cavalcate sulla sierra e
sontuosamente ambientato e immerso nella realtà campesina messicana
di cento anni fa. Ma non si pensi a un western all´americana o peggio ancora
all´italiana. Qui il film ha intenti seri, intelligenti, indagativi, evita
la spettacolarità spesso superficiale del genere. Già autore di un film
sull´altro grande personaggio della revolucion mexicana Emiliano
Zapata, e al leggendario guerrigliero dedicò un film anche il regista
americano Kazan, interprete Marlon Brando anni 60, Cazals conferma la sua
mano di maestro narrativo e di raffinato ambientatore in un cinema di
notevole livello qualitativo come e´oggi quello messicano. Chicogrande fu
un luogotenente di Pancho Villa, che ferito si rifugiò tra le montagne.
Chicogrande lotterà fino all´ultimo respiro sopratutto contro los gringos,
i militari yankee violenti e prepotenti invasori. Altri film latinoamericani
di diversi paesi meriterebbero segnalazione. Qui ci limitiamo a menzionare
l´argentino CARANCHO di Pablo Trapero e interpretato da un attore già noto
sugli schermi italiani, Ricardo Darin, per L´OMBRA DEI TUOI OCCHI la scorsa
stagione,e in precedenza per IL FIGLIO DELLA NOVIA. Dicevamo degli ospiti
speciali al Festival de L´Avana. Uno e´stato Nikita Michalkov, protagonista
del cinema sovietico anni '70 e '80 e poi regista internazionale di
prestigio che ha tenuto una applaudita conferenza e presentato alcuni dei
suoi film maggiori. Un´altra presenza straordinaria e´stata quella di
Kathryn Bigelow splendida cinquantenne e autrice notevolissima di un cinema
introspettivo e densamente indagagativo sulla realtà del mondo. Un cinema
anche spettacolare già espresso nei precedenti POINT BREAK del 1991 e
STRANGE DAYS del 1998 e riconfermato con THE HURT LOCKER, premiato con
l´Oscar 2008 e premio alla regia. Il film della Bigelow, secco,
drammatico,disperato e´stato scritto da Mark Boal che è stato per alcuni
anni militare sminatore nella tremenda e folle guerra in Irak. Bigelow e
Boal ricostruiscono genialmente la crudeltà dell´invasione, occupazione e
guerra Usa in Irak. La Bigelow ha dibattuto col pubblico cubano e in
incontri e conferenze stampa. Combattiva, energica, profonda, la regista
e´l´unica donna premiata con l´Oscar e la sua carriera avrebbe potuto essere
ben più ampia dei suoi soli quattro film. Per The hurt locker, ha detto
Bigelow, abbiamo avuto enormi difficoltà per trovare i finanziamenti
produttivi e molte incomprensioni e problemi. Ma un artista, un autore, un
regista deve sempre insistere, credere nelle sue idee e progetti per cercare
di aprire luci su fatti tragici della realta´la cui informazione giunge solo
in parte e spesso contraffatta dagli organi ufficiali. La guerra in Irak è
stata una tragica e bestiale follia, ha detto la regista. Già la visione
della Bigelow apparve genialmente disegnata nell´inquietante e
personalissimo STRANGE DAYS pensato e realizzato all´alba del nuovo
millennio. Kathrin Bigelow considera il cinema del continente
Latinoamericano nel suo complesso come il cinema oggi più vitale ed
effervescente nel panorama mondiale, ha un programma per un nuovo film
futuro da girarsi in quattro paesi latinoamericani e ha già detto che non
sarà certo un progetto facile ma affascinante. Infine la regista americana
si e´detta entusiasta della esperienza col pubblico cubano col quale ha
dialogato a lungo presentando il film nella grande sala del cine Yara nel
centro del Vedado all´Avana. E´un pubblico straordinario, attento,
informato. Quella cubana e´una atmosfera che mi incanta e mi carica e questo
festival e´molto stimolante circolano attenzione, riflessione e
approfondimento, e la parte spettacolare non manca ma non e´mai invasiva.
Queste le parole di Kathrin Bigelow sul Festiva de L´Avana, e le abbiamo
ascoltate anche in altri anni da parte di molti altri importanti registi e
cineasti internazionali, da Costa Gavras a Hanna Schygulla, Gerard
Depardieu, Roman Polansky, Fernando Solanas, Benicio del Toro, Brian de
Palma, Steven Soderbergh e molti altri ancora. Già, il pubblico dell´Avana
curioso e competente, uno spettacolo nello spettacolo. In 12 giorni
affollano i 15 cinema della capitale cubana che proiettano il festival,
qualcosa come mezzo milione di spettatori. Un vero record per i festival di
cinema. Solo in Italia, di questo importante evento culturale
internazionale, non esistono praticamente notizie.
Marzio Castagnedi
novembre 2010
Alla prima puntata di "Vieni via con me", su RaiTre, con Fabio Fazio,
Roberto Saviano, Roberto Benigni e anche con l'intervento del maestro
Claudio Abbado, hanno assistito 7 milioni e mezzo di telespettatori (share
del 25%), un vero record per una trasmissione tv di cultura nel nostro
paese. Fazio e Saviano, tra l'altro, hanno letto le cifre dei contributi che
i maggiori Paesi europei danno ai propri istituti culturali. Eccone alcuni:
Germania al Ghoete Institut, oltre 200 milioni di euro. Inghilterra al
British Councill idem. Spagna al Cervantes e Francia a Aleance frances
attorno ai 50. E il contributo dell'Italia alla Società per la diffusione
delle cultura italiana nel mondo Dante Aligheri? Un milione e mezzo; ma
l'anno scorso, perchè ora passa a mezzo milione! Roba da chiodi, anzi roba
da matti. L'Italia finanzia la sua istituzione culturale nel mondo nella
misura di "200 volte di meno di Germania e Inghilterra". E qui quanti punti
esclamativi dovremmo scriverci, duecento? Che vergogna, signore e signori,
popolazione italiana, una autentica e inoppugnabile vergogna opera di un
governo, appunto, vergognoso che evidentemente detesta la cultura. Tagli e
tagli su tutto: teatro,cinema, arte, musica; e il crollo a Pompei di
vestigia famose ne è il simbolo più perfetto e concreto. Che figura,
un'altra, l'ennesima figuraccia internazionale di questo povero paese che a
causa della sua attuale politica fa ridere e compiangere il mondo. Rilevante
l'intervento e la testimonianza di Claudio Abbado, uno dei più importanti
direttori d'orchestra europei e mondiali con una carriera strepitosa. Abbado
ha fatto cenno alle sue straordinarie esperienze degli scorsi anni a Cuba e
in Venezuela. Io all'Avana nel 2005 ho potuto vedere Abbado con l' Orchestra
sinfonica giovanile sudamericana da lui fondata e costruita partendo dalla
grande disponibilità di giovani studenti di musica anche classica e
sinfonica a Cuba. Ho potuto seguire le prove al teatro Roldàn, i concerti al
Gran Teatro de La Habana e ho visto Claudio Abbado ricevere la maggior
onorificenza della cultura cubana dal ministro della Abel Prieto Jimenez,nel
2005 all'ISA, Instituto Superior de Arte dell'Avana davanti a duemila
studenti festanti. Abbado tra il 2003 e il 2005 ha trascorso all'Avana vari
mesi per formare questa orchestra sinfonica giovanile latinoamericana. Poi,
dal 2006, è stato più volte a Caracas, lavorando con la Orchestra Simon
Bolivar assieme al grande maestro venezuelano Abreu. Ad una intervista del
Corriere della Sera, e alla domanda perchè mai andasse a lavorare a Caracas,
Abbado rispose: "Ma perchè nella capitale venezuelana trovo 280 orchestre
giovanili!" Già, per noi popolo italiota, queste risposte e questi dati sono
pura fantascienza. A Caracas, in uno del grandi piani socio-culturali del
governo di Hugo Chàvez anche in collaborazione con Cuba, quasi mezzo milione
di bambini, ragazzi e giovani sono stati tolti dalla strada e avviati alla
cultura
e in particolare alla musica. Scuole, corsi, studi e orchestre suddivise per
6 classi d'età dai cinque ai trent'anni. E lentamente e progressivamente nel
corso del tempo si è formato un grande bacino di giovani musicisti tra i
quali Abbado ha potuto trovare e portare al perfezionamento i più dotati.
Gli altri in ogni caso hanno riempito la loro vita con queste attività
artistiche di alto valore e contenuto culturale e sociale. Capito? Si sta
parlando di Venezuela e Cuba e queste realtà sono frutto di una
collaborazione stretta e fraterna tra le due nazioni caraibiche nel quadro
dell'ALBA, Alleanza Bolivariana per l'America. Riporto semplicemente questi
fatti in gran parte ignoti all'opinione pubblica italiana che per fortuna
personalità dell'altezza di Claudio Abbado sono riuscite, in buona parte, a
comunicare. Fatti concreti, positivi, lodevoli, progrediti che esaltano il
valore della cultura e della socialità.
Pensate, Cuba e Venezuela destinano alla scuola e alla cultura tra le più
alte percentuali della loro spesa. E, naturalmente, da parte del nostro
attuale governo imbrigliato dalla sua sudditanza politica agli Usa, sono
sostanzialmente considerati come" Paesi e governi detestabili,ostili,
violatori dei diritti". Roba da chiodi, come dicevamo in apertura. Poi si
vedono i risultati dei governi che la cultura la disprezzano. I dati
riportati sopra sono chiari e incontrovertibili. Il Paese, l'Italia, che
conserva dal suo passato la più grande quantità di opere d'arte del mondo,
oggi ne è il più incolto sabotatore. Abbiamo il famoso governo del fare
(Affari!) e del disfare (Arte e Cultura). Sono realtà anche i nuovi
direttori d'orchestra,i giovani venezuelani non ancora trentenni che
dirigono alla Scala, e Abbado ha in progetto di portare in tourneè in Italia
nel prossimo giugno assieme al maestro Abreu, l'orchestra Simon Bolivar,
intitolata appunto al grande "Libertador" dell'America latina dell'Ottocento
e oggi ispiratore del Venezuela bolivariano.
Ma vorrei concludere questo discorso su cultura, società e anche
"socialità"- che è aspetto importante- raccontando brevemente di un viaggio
fatto nell'Oriente di Cuba con amici cubani e anche italiani, a Punta de
Maisì, il capo estremo est dell'isola. E da lì nelle buone giornate
invernali si può vedere un'altra isola che è Haiti, distante 80 km di mare.
E guardando Haiti, anche prima del terremoto, ci dicevamo: Guardate, in
quell'isola la vita media della popolazione è di 58 anni. E noi la guardiamo
da qua, da Cuba, dove la gente vive 78 anni e mezzo. Più lontano,dietro
Haiti, c'è la famosa Repubblica Dominicana, leader turistica dei Caraibi
trattata coi guanti e ricchi servizi dalla rivista italiana di viaggi "Dove"
(Rizzoli editore) che invece ignora e discrimina Cuba. Eppure a Santo
Domingo la mortalità infantile è al 28 x mille e a Cuba è invece del 5 x
mille. Sono dati ONU, Organizzazione mondiale della Sanità E infine sulla
strada del ritorno, dalla città di Santiago de Cuba si può vedere la
Giamaica, altra famosa isola al centro del mar dei Caraibi. Famosa sì, ma
anche per un record non certo lusinghiero e addirittura confessato in
diretta tv dal suo stesso presidente. La Giamaica su 2 milioni e mezzo di
abitanti, fa registrare 1700 omicidi l'anno. Una percentuale enorme.
Qualche settimana fa il noto programma tv "Le Iene" ho trasmesso un ampio
reportage proprio su questi fatti filmato in Giamaica. Le realtà, signore &
signori, amici e non,sono diverse, vanno analizzate, studiate, osservate con
razionalità. Perchè nulla succede per caso,ogni cosa ha le sue motivazioni e
le sue responsabilità. I fatti e i dati sono chiari, basta guardarli. E
cercarli e averli, naturalmente.
INGRID BETANCOURT E IL SUO LIBRO SU PRIGIONIA LE FARC E LA COLOMBIA
di
Marzio Castagnedi
ottobre 2010
Ingrid Betancourt la conoscono davvero in tanti oggi nel mondo. Fece sensazione nel luglio 2008 la sua liberazione (“da film”, poi ne parliamo in dettaglio) dalla prigionia nella selva colombiana delle Farc, forze armate rivoluzionarie colombiane. Sei duri anni nella foresta tropicale in quel pesante clima caldo-umido e in condizioni davvero difficile da sopportare. Fece commuovere molti nel mondo una sua foto scattata nell'accampamento nella giungla, e molto pubblicata quando era ancora reclusa,col viso magro e lo sguardo basso prigioniera dei guerriglieri. Ma giovedì 14 ottobre 2010 alla presentazione a Milano del suo nuovo libro edito da Rizzoli nella sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, Ingrid è apparsa sempre filiforme ed elegante in grigio e blu, senza trucco e ancora col suo viso un po' triste. E' tornata in libertà da quasi due anni e mezzo, ha ripreso pienamente la sua vita con famiglia e figli, la dura disavventura è ormai nel passato e lei, la giovane Betancourt che nel 2002 era addirittura uno dei candidati alle elezioni presidenziali della Colombia, è uscita completamente dalla politica. Nel libro “Non c'è silenzio che non abbia fine”, parla infatti molto in privato, di sé, della condizione di prigionia, della vita quotidiana nell'accampamento nella selva, delle violenze e crudeltà dei guerriglieri (poi vediamo certi dettagli un po migliorativi), della nostalgia ben comprensibile per i suoi figli. Di argomenti politici dice molto poco con riluttanza, bisogna cavarle qualcosa con qualche domanda forse un po' scomoda. La “conversazione con Ingrid Betancourt”è presentata da due giornalisti del Corriere,Massimo Nava molto discreto e signorile, e Alessandra Coppola, giovane e incisiva. La sala è gremita e alle domande del pubblico sarà poi lasciato uno spazio breve. Ma accadono, secondo noi, alcune cose un po singolari. In primo luogo la Betancourt parla esclusivamente in francese (“io sono francese”, dice più volte) e in una vicenda che è tutta latinoamericana e colombiana non si ode una sola parola in lingua spagnola. Sorprendente no? Ma come ?“sono francese”. Una donna giovane che è stata per diversi anni tra i vertici della politica colombiana e candidata a soli quarant'anni alla presidenza del Paese, e che ha vissuto in Colombia dal 1990 e quindi parlato per lungo tempo in spagnolo ,adesso viene a presentare un suo libro e parla solo in francese? A una domanda del pubblico ha risposto:” mi è stato chiesto ( dalla Rizzoli editore n.d,r,), per motivi di traduzione”. Ma come,al Corriere non hanno un interprete di spagnolo? La Betaucourt ha padre francese e madre colombiana e possiede doppia nazionalità e doppio passaporto. Gia questa avvisaglia del “sono francese”dava l'impressione di voler “de-latinoamericanizzare” il discorso, come toglierlo da residue braci polemiche e politiche del continente e della molto discussa realtà colombiana. Insomma il racconto era molto intimista, sul privato e sul quotidiano. Certo, sei anni di prigionia nella giungla tropicale non sono uno scherzo per nessuno; nemmeno per i giovani guerriglieri e neanche per i capi delle Farc, tutti maturi combattenti dai capelli grigi. La signora Betancourt, con voce accorata, racconta dunque di prepotenze subite dai carcerieri, di crudeltà come le catene ai piedi per certi periodi e accenna anche delle minacce alle “povere ragazze” guerrigliere colombiane delle Farc costrette- secondo il suo racconto- a cedere con la forza alle voglie dei machos in mimetica tre volte a settimana, e cita ancora i privilegi dei comandanti-guerriglieri (ma quali privilegi,poi; tutti quanti laggiù vivevano in un piccolo accampamento di baracche di legno,in ogni caso molto, ma molto scomodo). Madame Betancourt afferma anche che le Farc si dedicano quasi esclusivamente a “produrre cocaina” e “ a incassare grosse somme coi sequestri di persona”. Dice anche che il giorno del suo sequestro quando doveva tenere un comizio elettorale in una provincia colombiana con una presenza piuttosto importante della guerriglia, le venne d'improvviso tolta la scorta armata (nota:dal governo del presidente Uribe), e ciò deve aver certo avuto un peso nella sua cattura di quel giorno di febbraio 2002. Il racconto prosegue e saltano fuori anche aspetti della prigionia meno punitivi. Cioè che non sempre i prigionieri erano legati, che dormivano protetti da efficaci zanzariere, che tutti potevano tenere una piccola radio a transistor, che in certi periodi i guerriglieri davano loro anche un ben affilato machete per disboscare intorno, e che in vari casi alcuni prigionieri hanno tentato la fuga. Ingrid Betancourt dice di aver tentato la fuga addirittura sei volte, una quasi riuscita nonostante le distanze e il terreno impervio e boscoso della zona. Ingrid racconta ancora al pubblico milanese anche una cosa curiosa e gustosa ad alleviare la durezza della vita nella giungla. Cioè che la notte dei primi di luglio 2006, quando si disputò in Germania la finale dei mondiali di calcio Italia-Francia, i guerriglieri le chiesero di commentare la radiocronaca della partita, dato che lei conosceva meglio di loro le squadre europee. Sarà un caso, ma esiste un film del 1999, “Golpe de estadio” ( di stadio, non di stato, una commedia satirica del regista colombiano Sergio Cabrera ) che racconta un episodio molto simile, dove prigionieri, guerriglieri delle Farc e militari colombiani concordano una tregua per vedersi assieme su un televisore arrangiato nella giungla una storica partita Argentina-Colombia. Mi sa che la signora Betancourt conosce questo film colombiano. Dunque,un'avventura dura e difficile ma quasi da cinema e infatti a Hollywood pare vi sia chi pensa a un bel filmone, specie sulla spettacolare liberazione del 2 luglio 2008 di Ingrid Betancourt. Di situazione politica della Colombia (le Farc esistono da 45 anni e non per caso), della violazione diffusa dei diritti umani in Colombia, della violenza del paese ( molte le decine di oppositori del governo di destra trovati morti ammazzati ), della grande povertà delle masse contadine (3 milioni di campesinos fuggiti in baraccopoli nelle città terrorizzati dalle stragi delle bande di paramilitari di estrema destra che affiancano l'esercito regolare armatissimo dagli Usa ),s'è parlato poco o niente e nel finale della conferenza a seguito di un paio di domande un po incalzanti. Certo la vicenda umana e penosa della signora Betancourt è ben comprensibile, ci mancherebbe. Però lei è stata un importante esponente politico colombiano e tante cose sono rimaste coperte,misteriose o segrete. Impossibile non cercare temi politici nella vicenda. E anche certe condizioni nella giungla definite “sub-umane” dalla stampa mondiale, forse non sono state così terribili se Clara Rojas, collaboratrice e amica di Ingrid Betancourt (o ex amica, oggi), pure lei prigioniera, ha avuto tempo e modo di avere una relazione amorosa con uno dei guerriglieri e di avere un figlio, il piccolo Emanuel nato nell'accampamento, poi affidato a suore a Bogotà e oggi felicemente assieme alla mamma. “ Quando io e Clara siamo uscite insieme dalla giungla”- ha detto Betancourt a un certo punto. No. Clara Rojas è stata liberata a fine gennaio 2008 e Ingrid Betancourt a luglio, quasi 6 mesi dopo. Quindi non “insieme”. E sopratutto in due modi completamente diversi, modi che nemmeno la Rojas, passata in Italia e anche in tv nel febbraio 2009 ha mai voluto raccontare. Allora lo facciamo noi, perchè l'”affaire Betancourt” racchiude ancor'oggi alcune “strane” ma significative circostanze. Eccole: 1) Dal 2008 le Farc si mostrano disponibili a liberare alcuni ostaggi (e senza riscatto). La senatrice Piedad Cordoba, all'opposizione del governo colombiano,è molto attiva e crea un comitato per negoziare con la guerriglia il cui interlocutore è uno dei capi delle Farc, Raul Reyes. Anche il presidente del Venezuela Hugo Chàvez dà il suo appoggio alla senatrice Cordoba. A fine gennaio 2008 ecco il primo ostaggio liberato. E' Clara Rojas,che venne sequestrata proprio assieme alla Betancourt. C'è un video di “Telesur”(la grande tv internazionale latinoamericana che si vede da Città del Messico a Buenos Aires, dall'Avana a Caracas ,da Rio de Janeiro a La Paz, cioè da decine di milioni di spettatori) che mostra la Rojas che, appena liberata e scesa da un piccolo aereo in territorio venezuelano ai confini con quello colombiano, incontra e abbraccia la senatrice Cordoba. Poi si vede la Rojas che telefona felice e sorridente a qualcuno che è il presidente venezuelano Chàvez che la riceverà il giorno dopo al palazzo de Miraflores a Caracas. Aggiungo per la cronaca che questo video venne usato anche dalla tv italiana un anno dopo, cioè nel febbraio 2009 quando la signora Rojas è stata ospite del noto programma tv di RaiTre “Alle falde del Kilimangiaro”dove presentò il suo libro “Prigioniera”. La conduttrice Licia Colò intervista a lungo la Rojas, che racconta dei sei anni di prigionia e della nascita del suo piccolo Emanuel nell'accampamento della giungla. Per non farsi mancare nulla nel programma della tv italiana, su uno schermo di sfondo dello studio viene trasmesso ripetutamente quel video di Telesur con la liberazione della Rojas, anche quando parla al telefono salutando e ringraziando il presidente venezuelano Chàvez. Ma,naturalmente, in studio il video viene dato muto,senza sonoro, alcune immagini in campo lungo. A RaiTre e “Alle falde del Kilimangiaro” pensarono, evidentemente, che nessuno o quasi in Italia conoscesse quel video di Telsur. Ma il video venne trasmesso in tutta l'Americalatina e anche dalla tv cubana. 2) A metà febbraio Le Farc liberano altri 12 ostaggi, sempre con la mediazione della senatrice Cordoba e del presidente Chàvez da una parte, e il comandante Raul Reyes dei guerriglieri colombiani dall'altra. 3) Nell'ultima settimana del febbraio 2008, dalla Francia il presidente Sarkosy invia con urgenza un aereo speciale con medici e apparecchiature sanitarie che si posiziona in un piccolo aeroporto in territorio venezuelano vicino al confine con la Colombia. Perchè e per chi il presidente francese invia questo aereo? Ma è ovvio. Per la Betancourt,che si dice sia in cattive condizioni di salute, e perchè vi sono avanzate trattative per la liberazione dell'importante ostaggio che, come detto, ha anche cittadinanza francese. L'aereo di Sarkosy attende fiducioso ma all'improvviso accade un fatto “strano”,drammatico e clamoroso. 4) Nella notte del° marzo elicotteri da guerra colombiani attaccano all'alba un piccolo accampamento di tende nella giungla: lanciano missili e sbarcano commandos coi mitra che finiscono i superstiti (si salva solo una studentessa messicana che poi racconterà). E chi è la vittima designata e principale di questo attacco? E' Raul Reyes, proprio il comandante delle Farc che gestiva le liberazioni degli ostaggi! E come è stato individuato Reyes nella giungla? Dal segnale del telefono satellitare che i servizi statunitensi hanno captato e subito passato ai militari colombiani.I quali sequestrano telefono e computer dell'ucciso comandante Reyes e se ne vanno. A quel punto,il giorno dopo, se ne va anche l'aereo francese; Sarkosy e il suo governo hanno capito che “qualcuno” ha sabotato la possibile imminente liberazione di Ingrid Betancourt. E' evidente che questo o questi “qualcuno” non avrebbero sopportato che un personaggio dalla grande notorietà della ex candidata alle presidenziali colombiane una volta liberata e consegnata nel vicino territorio venezuelano potesse poi ringraziare, con tanto di video tv internazionale, i negoziatori a suo favore cioè la senatrice dell'opposizione signora Cordoba, e il presidente venezuelano Hugo Chàvez considerato un nemico da Colombia e Stati Uniti. Dopo l'attacco degli elicotteri colombiani, esplose una polemica politica molto forte in Americalatina. La OEA, Organizacion Estados Americanos, fissò subito a Santo Domingo un summit straordinario nel quale il presidente Uribe e la Colombia vennero messi sotto accusa e grave censura per il fatto che l'atto di guerra dei militari colombiani che uccise Reyes avvenne in una parte di giungla dentro il territorio dell'Ecuador, il cui presidente Correa minacciò di troncare le relazioni diplomatiche con la Colombia. Anche questo summit speciale della OEA venne trasmesso in molte tv del continente e in diretta anche da quella cubana. Ingrid Betancourt venne poi liberata 4 mesi dopo, ai primi di luglio 2008 da uno spettacolare colpo di mano all'apparenza singolarmente semplice quanto ambiguo e non privo di eventuali e seri rischi. Una quindicina di finti guerriglieri, si presentarono con un grosso elicottero presso l'accampamento mostrando ai pochi guardiani un foglio in cui si ordinava il trasferimento della prigioniera Betancourt. Ben presto e senza problemi evidenti, con lei risalirono sull'elicottero e appena in volo si svelarono come militari colombiani e fu un delirio di grida, abbracci , feste (anche questo tutto registrato da video e trasmesso poi con grande risalto nella tv colombiana). L'avvenimento ebbe risonanza mondiale e festeggiò ovviamente anche il presidente colombiano Uribe che uscì quindi con una ripresa di popolarità da una sua cronica difficile situazione politica. Ingrid Betancourt poi si recò da Bogotà a Parigi per riunirsi e festeggiare anche con l'altra parte, quella francese, della sua famiglia.( Della liberazione “da film” di Ingrid Betancourt girò poi notizia secondo la quale il “blitz” incluse una “mancia” di un paio di miloni di dollari consegnati al gruppetto dei guardiani). In tempi seguenti e anche oggi, alla signora Betancourt, c'è chi ha fatto notare che lei avrebbe potuto essere liberata sei mesi prima dalla sua lunga e pesante condizione,prima del luglio 2008, cioè in febbraio insieme agli altri suoi compagni di prigionia, liberati con accordi precisi tra le parti, senza alcun rischio e senza pagamenti di riscatto. Già,avrebbe potuto essere liberata sei mesi prima. Ma con le mediazioni di cui s'è detto, della senatrice dell'opposizione Piedad Cordoba e del detestato (da Colombia e Usa) presidente venezuelano Chàvez. E quindi in condizioni non proprio gradite e non accettabili....da “qualcuno”.Questo è quanto sull'”affaire Betancourt”.
SOY CUBA, IL CAPOLAVORO NASCOSTO DI MICHAIL KALATOZOV
di
Marzio Castagnedi
ottobre 2009
Un sassofonista suona a tutto spiano il suo
contralto, un chitarrista reitera il vigoroso giro armonico mentre basso e
batteria caricano il ritmo di un classico rock and roll nel solco dello
strafamoso "Rock around the clock" che da poco lo statunitense Bill Haley ha
lanciato nel mondo. La macchina da presa indugia sui musicisti, poi l'immagine
con un vertiginoso carrello verticale di quindici metri scende su una
sottostante ampia terrazza che contorna una piscina, e poi inizia a inquadrare
molte persone girando tra tavolini, poltroncine, ombrelloni.
Ora entrano nel campo visivo belle ragazze in una sfilata di miss e di moda, e
il pubblico ai tavoli ammira e applaude. Le immagini, in un nitido e plastico
bianco e nero, seguono le ragazze sorridenti che sfilano davanti all'obiettivo
esibendo costumi da bagno e vestiti estivi con larghi cappelli e grandi
occhiali scuri come detta la moda del momento. Le immagini inquadrano anche
l'ambiente circostante con alti palazzi e lo sfondo della grande città. La
macchina da presa scopre la incombente sagoma di un alto e singolare edificio
a pianta di Y, altri palazzi e lontani viali e bianchi quartieri di una città
che sembra non finire mai. S'intravede la squadrata mole di un albergo di una
quarantina di piani, le guglie e torrette di un notevole edificio in stile primi
Novecento sullo sfondo dell'oceano. Attorno alla piscina, davanti all'obiettivo
della cinepresa ( che è una poderosa Mitchell 35 millimetri che peserà non meno
di venti chili),scorrono eleganti signore & signori intenti a conversare e
sorseggiare cocktails. La cinepresa in continuo movimento indugia, segue questa
o quell'altra persona mentre il rock continua sullo sfondo sonoro. L'immagine
dirige verso la piscina, una ragazza si alza dalla sdraio e cammina ancheggiando
verso il bordo-acqua:scende gli scalini sommersi e si lancia a nuotare.
L'inquadratura la segue,entra a filo d'acqua, poi si immerge verso chi nuota
attraverso il campo visivo. Inesorabile la macchina da presa continua a filmare
senza soluzione di continuità, panoramicando, carrellando, tornando di nuovo tra
tavolini e sedie, seguendo camerieri e clienti tra vassoi di bibite e tazzine.
Esterno giorno, il sole splende alto, la location è a 50 metri d'altezza -dalla
calle 21, quartiere del Vedado- e la piscina è sul tetto dell'hotel Capri nella
Ciudad de La Habana, Cuba, tra il mitico hotel Nacional e l'allora Habana
Hilton, ribattezzato Habana Libre dal 1959. L'azione si svolge poco dopo la metà
degli anni Cinquanta, " regnava" Fulgencio Batista e tutto a Cuba era di
proprietà statunitense. Ciò che ho descritto è l'inizio del primo dei quattro
capitoli che compongono Soy Cuba. Meglio: è il piano-sequenza d'apertura del
film, il primo di altri (strepitosi) piani sequenza che caratterizzano il
capolavoro di Michail Kalatozov. Da quando il regista aveva pronunciato le
classiche parole "motore, azione", la pellicola dentro la Mitchell si era
srotolata per molte centinaia di metri senza stacco per cinque minuti tondi,
tanto dura il piano-sequenza del kolossal sovietico/cubano del lontano inizio
degli anni sessanta del ventesimo secolo. Cinque minuti definitivi di film già
perfettamente montati in macchina , "bevuti" dall'obiettivo grandangolare
(almeno un 35 e anche un 28 mm. quasi un "fish- eye") in un volo visivo d'un
fiato. I tempi della preparazione furono non di ore ma di giorni, le ripetizioni
del girato numerose e molto il lavoro necessario a sincronizzare con estrema
precisione i movimenti dei molti attori e comparse con quelli complessi e
acrobatici della cinepresa. Un solo minimo errore mandava in fumo l'intero
"piano". Ma alla fine le immagini e le inquadrature definitive sono perfette
senza che la visione scorrevole accusi un solo attimo d'incrinatura. E mi pare
che - nell' anno di grazia 1963- non esistessero le attuali e moderne
Steady-cam, capaci di rincorrere qualunque cosa o persona ammortizzando ogni
movimento e sostituendo di fatto l'antica "camera a spalla" che inviava sugli
spettatori "soggettive naturali" ma tumultuose con ogni sobbalzante passo
dell'operatore. Come fecero Kalatozov, la sua troupe e il suo strepitoso
operatore-direttore della fotografia Serguey Urusevskij (per Kalatozov come
Tissè per Eisenstein, con tutto il debito rispetto) a raggiungere tanta
perfezione tecnico-espressiva coi mezzi di allora, lo racconta il
documentario dall'ironico titolo di "Soy Cuba el mammuth siberiano" che nel 2003
fece sul film di Kalatozov Vicente Ferraz, giovane studente brasiliano della
celebre Scuola internazionale di cinema di San Antonio de los Baños aperta e
attiva dalla fine degli anni Ottanta a 30 chilometri dall'Avana.
Soy Cuba è composto da un prologo (3 minuti in volo sulle lussureggianti coste
cubane caraibiche e una rapida discesa su un piccolo villaggio), e da quattro
racconti o capitoli per un totale di 136 minuti di proiezione. Le parti non
hanno titolo e lo spettatore, anche quello che poco conosce di Cuba, si può
abbastanza orientare. Ma per i lettori che il film non lo hanno visto, proporrei
un titolo sintetico per ogni capitolo del racconto. Per il primo opterei per Yankees,
già che la descritta sequenza dell'hotel Capri è fortemente abitata da
americani, statunitensi, in gran maggioranza maschi. Sono loro che se la
spassano lassù a bordo piscina e poi nell' Interno-notte, del night club. In
scena un cantante, ovviamente di colore come l'intera orchestra, che intona il
malinconico bolero caribeño "Loco amor", però arrangiato e cantato alla maniera
di "Only You" dei famosissimi Platters (dopo il rock ecco un'altro simbolo
culturale neocoloniale). La melodia va per le lunghe e i tre uomini bianchi
seduti a un tavolino scalpitano e pretendono musica più ritmata.
Giungono loro cocktail e tre entreneuse cubanite e scatta una animata e
affollata fiesta in una scenografia esotico-turistica ricca di mascheroni afro
e foreste di bambù e i signori americani sorteggiano le rispettive compagnie
femminili. Uno degli stranieri (interprete Jean Bouise) il più sobrio, e deriso
dagli altri, vuole conoscere la timida mulatta chiamata Betty (ma il suo nome
vero è Maria, interprete Luz Maria Collazo, attrice non professionista), e parla
a lungo con lei.
L'atmosfera sembra richiamare i night romani e le
feste della Dolce vita, e Kalatozov ha di certo già visto il capolavoro
felliniano. A notte fonda l'americano insiste per accompagnare Betty nel suo
barrio popular e passa la notte con la ragazza. Quando all'alba, dopo
aver posato sul comodino un paio di biglietti verdi l'uomo sta per andarsene,
giunge alla casa il venditore di frutta fidanzato di Betty-Maria, il quale
assiste alla scena irato ma muto subisce l'offesa. L'americano esce e si perde
nel dedalo di stradine e casupole in riva al mare (il set appare in parte
ricostruito), cerca l'uscita, vaga sotto tetti spioventi, ombre di rami e di
scassati pali e lampioni che incombono dall'alto, e si trova faccia a faccia
con una moltitudine di povera gente di colore: vecchie, bambini, uomini che lo
fissano dolenti. Luci, ombre e scenografie paiono deformarsi, le inquadrature si
fanno volutamente sghembe, l'atmosfera assume toni inquietanti ricordando
caratteri espressionisti di lontana memoria. L'uomo ritrova la città e termina
il primo capitolo iniziato col sole sulla piscina, proseguito col buio del nigth
e l'alba del barrio. Alla luce del giorno in Soy Cuba tutto torna reale
e normale e gli yankees appaiono sempre gli indisturbati padroni di Cuba.
La canna da zucchero ambienta il secondo capitolo del film. Dura 25 minuti e il
taglio narrativo e stilistico di Kalatozov si sposta sul registro decisamente
drammatico adeguatamente servito da una sinfonia visiva potente e suggestiva.
Lo zucchero, la coltivazione regina di Cuba per quasi tre secoli primo
produttore mondiale. La canna è pronta per il raccolto e la foresta di piante è
alta tre metri nella completa maturazione. In cima alla collina c'è la povera
casa di Pedro (interprete Josè Gallardo), campesino sui cinquanta che
coltiva l'appezzamento coi due figli adolescenti, un ragazzo e una ragazza.
Kalatozov e Urusevski filmano creativamente interpretando in senso drammatico la
natura. Il grandangolo esplode,la fotografia in bianco e nero sembra svariare
verso un'esposizione quasi in negativo, la vegetazione appare bianca e come
argentata e il cielo terso sopra le palme inclinate dal vento appare scuro (in
effetti Kalatozov utilizzò una speciale pellicola pancromatica trattata
chimicamente agli infrarossi e di provenienza militare). Pedro e i suoi figli
sono impegnati in uno dei lavori più faticosi al mondo, tagliare coi machete
le canne alla base, sfrondarle e gettarle su una catasta. Per quasi trecento
anni così è stata tagliata la canna (solo dal 1985 la raccolta è
meccanizzata).La natura appare nel suo forte e aspro splendore tropicale.
Sulla collina appaiono tre cavalieri coi loro sombreros di paglia. Il
ragazzo chiama il padre: " E' arrivato il senor Acosta". Pedro sale la
collina e dal cavallo il padrone gli grida che ha venduto tutta la sua terra
alla United Fruit, la multinazionale Usa padrona dello zucchero cubano. Il
vecchio Pedro fissa i tre cavalieri che spronando gli gridano che ha perduto
anche la casa e che dovrà vedersela con gli americani. L'uomo torna dai suoi
ragazzi, gli dà due pesos e li manda al pueblito a divertirsi.
Metteranno una moneta nel juke box e berranno Coca Cola. Intanto sulla collina
il vecchio Pedro in preda a un'ira mortale inizia a dar fuoco all'intera
piantagione. Brucia tutto, campi di canna, palme, staccionate, la casa di legno
e paglia. Il suo magro cavallo si salva a stento tra il fumo e le fiamme. E' una
follia autodistruttiva quella di Pedro, adeguatamente affrescata con accenti
epico-tragici dal kolossal di Kalatozov con le "tinte forti" di un bianco e nero
lancinante e mutante, drammatico e "gotico" con le cattedrali di palmeti
infuocati inquadrati dal basso da una lente implacabile e impietosa.( Forse,
il maestro Eisenstein, dall'alto, annuisce).
Mi sembra necessario descrivere la vicenda e in dettagli lo stile il film,
poichè sono la fattura e il linguaggio delle sue immagini che caratterizzano in
modo unico Soy Cuba. Capitolo tre, il più ampio (40 minuti), probabilmente il
più significativo e il più bello del film Lo chiameremo Estudiantes, già che
l'azione porta nelle città tra gli universitari del clandestino Movimento 26
luglio. Il film non data l'azione ma è chiaro che si tratta del dicembre 1956.
Siamo all'Avana, zona nuova del Vedado tra la calle 23, La Rampa che sale dal
lungomare, gli hotel Nacional e Habana Hilton, il cine Yara, i palazzi nuovi
della capitale con viali con poco traffico in un clima come rarefatto. (Guardo
il film e penso alla stessa zona dell'Avana d'oggi pullulante di gente,
mercatini, traffico, molti pullman e auto da turismo, decine di nuovi superbus
cinesi. La popolazione cubana negli anni '50 era di cinque milioni di persone,
meno della metà rispetto ad oggi, dove solo nella città dell'Avana vivono in due
milioni e mezzo, cioè quasi un quarto di tutti i cubani). Torniamo al film sulla
scalinata dell'Università attorno alla statua dell'Alma Mater. Gli studenti sono
in fermento a causa del comunicato governativo che dà Fidel Castro e i suoi
pochi uomini tutti morti sulla Sierra Maestra. Il movimento clandestino afferma
che è falso e che Fidel è sulla Sierra ed è vivo, ed è Alberto ( interprete
Sergio Corrieri) che cerca di organizzare l'attività dei giovani tesi e
disperati che già hanno patito vittime. Il racconto racconta ora storie
parallele. Una ragazza, Gloria (Celia Rodriguez), è inseguita e molestata da un
gruppo di boriosi marinai americani, ma il giovane Enrique (interprete Raùl
Garcìa, attore non professionista) la salva e lo stesso giovane, il giorno dopo,
dal tetto di un palazzo, prende di mira con un fucile telescopico il capo della
polizia (un grassone davvero molto somigliante al vero Salas Canizares che fu
uno dei macellai batistiani). Ma non tira il grilletto poichè l'uomo è nel
giardino di casa coi figli piccoli. In un drive- in, quando si proiettano
cinegiornali governativi, sullo schermo e sulla faccia di Batista piovono
bottiglie incendiarie. In un appartamento, dopo l'uccisione di uno dei compagni,
un gruppo di giovani ribelli stampa volantini di denuncia ma la polizia irrompe
con violenza. (Ciò che descrive il film è assolutamente verosimile, così era il
clima dell'Avana negli anni '50: omicidi politici, provocazioni e durissime
repressioni poliziesche, manifestazioni e proteste. Si calcola che tra il '53 e
il '58 il regime batistiano a Cuba abbia assassinato oltre ventimila persone).
Da un palazzo proprio davanti alla scalinata dell'Università, uno studente
lancia manifestini ma i poliziotti gli sparano; il giovane precipita nel vuoto e
si sfracella. Subito accorrono i compagni, esplode la rivolta, la polizia
reprime duramente. Kalatozov offre anche in queste scene un saggio del suo
dominio registico. Mentre il corpo del ragazzo è sul selciato, i volantini che
aveva lanciato continuano a scendere lentamente e per un tempo dilatato
volteggiando nell'aria e proiettando la loro mobile ombra sulla strada ( scena
lirica che riporta a Quando volano le cicogne del Michail Kalatozov Palma d'oro
a Cannes nel 1957 ). Poi gli scontri, i potenti getti degli idranti, le cariche
della polizia, gli spari, le sassaiole dei giovani tra il fumo nero degli
incendi. Enrique vede il capo della polizia che spara alle spalle a uno
studente già arrestato uccidendolo. Enrique allora afferra una pietra e cammina
verso Salas Canizares tra il fumo ma lo sbirro esplode altri colpi di pistola e
uccide anche lui. Ancora il magistero registico di Kalatozov e i suoi "effetti
speciali" con le inquadrature inclinate, i tempi scenici che si dilatano,i
"dolly" aerei tra il fuoco e gli spari, alternati a immagini dentro la folla e a
livello-strada, tra cui la sensazionale soggettiva sfocata e al ralenty con
l'estrema visione del ragazzo che muore (con una immagine identica, 40 anni
dopo, Wim Wenders chiudeva "Lo stato delle Cose"). Cambio di scena, l'indomani
in uno stretto crocevia dell'Habana vieja mentre si forma il corteo
funebre e sta per decollare un'altro degli straordinari piani-sequenza di Soy
Cuba. Dura 4 minuti e lo descrivo come appare nel film. Le immagini partono dal
livello della gente attorno alla salma avvolta nella bandiera nazionale e
portata a braccia dai compagni su una barella. Mentre il corteo comincia
lentamente a muoversi, la macchina da presa si alza sulla folla, poi si dirige
verso la facciata di una casa, inizia a salire i piani del palazzo inquadrando
finestre, ringhiere e balconi da cui persone lanciano fiori sul corteo
sottostante. Raggiunta la cima l'inquadratura vede apparire una seconda casa
con persone a dieci metri di distanza. La camera avanza sul vuoto verso la
terrazza e poi con un lento carrello lungo una fila di tavoli a cui lavorano dei
sigarai. Un uomo si alzai passando agli altri un involto di stoffa che viene
disteso davanti all'obiettivo. E' una bandiera cubana, e l'immagine attraversa
il vessillo di tela dalla stella solitaria e torna sul vuoto svelando la via
sottostante dove sta passando il corteo funebre. Ora la visione è quella di un
vero e proprio volo che sfiora i balconi ai due lati da cui molti lanciano
fiori, e torna lentamente sulla folla e sul feretro. Sono trascorsi 4 minuti di
ripresa continua, altro strepitoso piano-sequenza di Soy Cuba. (Vicente Ferraz,
nel suo documentario Soy Cuba el mammuth siberiano, inserisce alcune foto di
scena mostrando i prodigi di scenotecnica e di ingegneria con la grossa
cinepresa di Kalatozov e Uruzevskij che passa dal dolly a un ascensore, poi
viene condotta da operatori su due assi stese vertiginosamente tra due palazzi,
poi agganciata a un carrello, infine appesa su un sistema di carrucole e cavi
d'acciaio aerei. Il tutto in ripresa continua in piano-sequenza. Strabiliante. A
detta di tutti.
Sulla selva della Sierra, conduce il quarto e ultimo episodio del kolossal
russo-cubano. La determinazione temporale è da situare nell'estate del 1958.
Stanno per terminare i combattimenti in quota tra esercito batistiano e i
barbudos rebeldes di Castro che, molto aumentati di numero, in breve
porteranno la guerriglia nelle pianure.(In meno di tre mesi Fidel e Raùl
prenderanno Santiago a oriente, e il Che e Camilo Cienfuegos a occidente
occuperanno Santa Clara - vedi la battaglia decisiva sagacemente descritta da
Steven Soderbergh nel suo recente Che l'Argentino - e infine raggiungeranno
L'Avana).Su una boscosa montagna un campesino di nome Mario (interprete
Salvador Wood) lavora alle sue povere colture, quando giunge un guerrigliero
disperso scampato a uno scontro (è Alberto, già lìder degli studenti
universitari). Il contadino e la moglie rifocillano il ribelle, ma quando costui
propone a Mario di prendere le armi questi lo scaccia: "queste mai son fatte per
seminare non per uccidere". Ma il campesino dovrà amaramente ricredersi
quando poco dopo un aereo governativo bombarda la capanna uccidendo uno dei suoi
figli piccoli. Sequenza finale nel turbinìo della battaglia con Mario che si
unisce ai guerriglieri, conquista nella lotta un fucile americano ai governativi
e partecipa allo scontro decisivo. Kalatozov conclude il film con toni epici e
ovviamente non privi di retorica sui barbudos vittoriosi tra bandiere al
vento, canti dell'inno patrio e proclami di conquistata sovranità e indipendenza
nazionale cubana (dopo quattro secoli di colonia spagnola e sessant'anni di
neocolonia Usa). Una cinepresa imperiosa dipinge sontuosamente la scena finale
del film con un alto e panoramico carrello verticale.
Come nasce Soy Cuba. Il capolavoro di Mikail Kalatozov è certo un film di
propaganda, di ideologia politica e storia rivoluzionaria. Ma è la sua fattura
virtuosistica e di altissimo livello tecnico-espressivo a nobilitarlo e a farne
un'opera unica. L'idea iniziale risponde a un preciso progetto politico, non vi
sono dubbi. Ecco il clima in cui nasce. Il 16 aprile 1961 ai funerali delle otto
vittime del bombardamento aereo della Cia sopra L'Avana, Fidel Castro annuncia
-per la prima volta- il carattere socialista della rivoluzione cubana. Il giorno
seguente,17 aprile, avviene l'invasione di 1500 mercenari anticastristi alla
Baia dei porci, ma saranno battuti in 72 ore a Playa Giròn da Fidel alla testa
dei suoi miliziani:bilancio della battaglia circa centoventi caduti per parte.
Dopo l'attacco organizzato dalla Cia, l'alleanza di Cuba con l'Urss si stringe,
e quando avviene nell'ottobre '62 la pericolosissima crisi dei missili
sovietici installati a Pinar del Rio ( a 160 km dalla Florida, in risposta ai
missili Usa in Turchia), il regista Kalatozov, dopo un precedente viaggio di
preparazione nell'isola, è già al lavoro con la sua numerosa troupe. Infatti,
come sigillare e simboleggiare la stretta alleanza e amicizia tra i popoli russo
e cubano? Ma con un film, un grande film, strumento principe per raccontare la
piccola isola tropicale a molti milioni di sovietici ignari di caldo mar Caribe
e di culture afro-latine, e pronti ad assistere alla storia di una rivoluzione
iniziata con soli 82 uomini sbarcati a Cuba dal Granma a Playa las coloradas il
2 dicembre 1956. A dirigere il super-film, uno tra i più in auge dei registi del
cinema sovietico dell'epoca, Mikail Kalatozov calato a Cuba con qualcosa come
cento tra assistenti e tecnici russi. Oltre due anni di lavoro, 14 mesi solo per
le riprese, mezzi finanziari (russi) illimitati. Un vero kolossal. La grande
prima nell'estate del 1964, il film è in proiezione contemporanea a Mosca e a
Santiago de Cuba la città hèroe de la revoluciòn. Ma a questo punto
accade l'imprevedibile, l'incredibile. Il film non va, subito solleva un mare di
critiche, nessuna delle due nomemklature e intelighenzie è soddisfatta, anzi. Il
filmone vive una sola settimana sugli schermi dei due paesi, poi viene ritirato.
Clamorosamente, finirà congelato, ibernato nel fondo degli archivi della Mosfilm
sovietica e dell'Icaic cubano per oltre trent'anni! I cubani accusarono
Kalatozov e i suoi di insopportabili eccessi stilistici, di esibizionismo e
virtuosismo filmico fine a se stesso, di presuntuoso protagonismo, di non aver
capito Cuba (che, cinematograficamente, era all'epoca molto influenzata dallo
scarno stile del neorealismo italiano e dall'essenzialità della nouvelle vague
francese). I giornali cubani arrivarono a scrivere sarcasticamente del film
intitolandolo No soy Cuba, non sono Cuba. L'anima fantasiosa cubana e il suo
vivere alla giornata cozzava contro il metodo scientifico e la ferrea
organizzazione sovietica. E' chiaro come il sole che si trattò di un colossale
equivoco e di un gravissimo e superficiale errore di valutazione. Sì, perchè la
grandezza del film di Kalatozov consiste proprio nella sua straordinaria forza
espressiva e nel suo unico e irripetibile magistero tecnico-artistico. Questo
oggi lo sostiene unanimemente la critica mondiale. Ma l'errore accadde,
l'incomprensione fu reale e totale, il danno per il cinema e la cultura fu
grande.
Solo nel futuro avvenne la riscoperta e la doverosa rivalutazione del film. Fu
dovuta a due maestri del cinema americano: Francis Ford Coppola e Martin
Scorsese. Coppola, a metà anni '90 in era postsovietica Eltsin, venne a sapere
dell'esistenza, affondato nei magazzini, del film di Kalatozov e riuscì dopo
vari tentativi a procurasi una copia e la portò negli Stati Uniti. Scorsese ne
fu assolutamente entusiasta e furono organizzate varie proiezioni con notevole
interesse e successo. Nel 2001 il giovane cineasta brasiliano Ferraz ne parlò
con Coppola, spesso professore alla scuola di cinema de L'Avana, e ne scaturì
l'interessante documentario "Soy Cuba il mammuth siberiano" di produzione
brasiliana nel 2003. Coppola, Scorsese e Ferraz dunque scongelarono l'ibernato
kolossal e lo rivelarono al mondo. Il film fu presentato al festival
internazionale dell'Avana nel dicembre 2004 (lì lo vidi in una memorabile
proiezione nella sala della Cinemateca de Cuba affollata da 1300 spettatori e su
un schermo di 25 metri x 15), poi nel 2005 Soy Cuba venne invitato a Cannes e
Locarno. Film e documentario arrivarono sugli schermi internazionali, in Italia
distribuiti dalla Fandango nell'ottobre 2005. Il documentario di Vicente Ferraz
è oggi imprescindibile da vedere accanto - e prima- del kolossal di Kalatozov.
Ferraz racconta in 90 minuti ( dvd Fandango) la storia a ritroso di Soy Cuba.
Intervista attori come Sergio Corrieri (scomparso nel marzo 2008), Raùl Garcìa,
Luz Maria Collazo,Salvador Wood, il cosceneggiatore, assieme al famoso poeta
Evtuscenko, Enrique Pineda Barnet, Alfredo Guevara già presidente Icaic e del
Festival dell'Avana, gli assistenti operatori il cubano Raul Rodriguez e il
russo Alexander "Sacha" Calzetti. Tutti apportano una quantità di informazioni,
particolari e aneddoti sulla mastodontica lavorazione di Soy Cuba 1962-'64. E
Ferraz trova e inserisce anche foto e diverse scene e documenti visivi di
repertorio tra cui anche il primo viaggio e sopralluogo a Cuba del georgiano
Kalatozov e del suo fedele operatore Kalatozov, e i "dietro le quinte" dei
famosi piani- sequenza.
Kalatozov nacque a Tbilisi nel 1903, si laureò in scienze e negli anni Venti
come sceneggiatore, operatore e regista iniziò a girare documentari come "Il
chiodo nello scarpone", 1929, seguendo la grande lezione filmica di Dziga Vertov.
Ma lo stalinismo incombeva e il giovane regista venne epurato. Riapparve sulla
scena negli anni Cinquanta e divenne autore di punta del cinema sovietico
realizzando interessanti film, premiati, come Lettera non spedita e il già
citato e famoso Quando volano le cicogne. Con lui operò sempre come direttore
della fotografia e operatore alla macchina (ma anche ottimo pittore) il geniale
Serguey Uruzevskij. Insieme i due cineasti teorizzarono e realizzarono
l'utilizzo dei celebri piani-sequenza. Dopo l'immane lavoro per Soy Cuba, nel
1969 Kalatozov fu scelto per dirigere La tenda rossa, il film di coproduzione
italiana sulla tragica spedizione al Polo Nord del dirigibile Italia di Umberto
Nobile nel 1932. Michail Kalatozov morì nel 1973. Un anno dopo scomparve anche
Urusevskij. Così, a prima vista, per il grosso pubblico, questi due nomi possono
risultare sconosciuti o quasi. Invece occupano una pagina importante del cinema
moderno. Perchè in particolare Soy Cuba, con la sua vicenda originale e anomala,
è davvero un'opera unica nella storia del cinema. Forse ancora non del tutto
riconosciuta pienamente, nonostante il miracoloso ritrovamento, la
ripresentazione e rivalutazione. Si tratta di un vero capolavoro, lo affermò
anche Scorsese. Da vedere. Ne fa fede l'apprezzamento praticamente universale
oggi della critica, anche di quella la più lontana ed estranea alla materia e
allo stile di Soy Cuba.
Martin Scorsese, il grande regista americano d'origine italiana, quando vide Soy
Cuba, pronunciò le seguenti parole che sono nell'intervista allegata al film
nel dvd ."Quest'opera è un capolavoro assoluto, strepitoso, dovrebbe essere
proiettato a tutti,specie ai giovani che vogliono fare cinema. Soy Cuba possiede
una formidabile carica di energia, entusiasmo, poesia, idealismo. E una forza
espressiva e comunicativa eccezionale; nonchè una tecnica filmica funambolica
inarrivabile. Se avessi visto Soy Cuba quando ero giovane-conclude Scorsese- il
mio modo di fare cinema sarebbe cambiato, ne sarei stato certamente
influenzato".
ALTRA VITTORIA DI FIDEL E DI CUBA
di
Marzio Castagnedi
luglio 2009
Accesa alla fine di
gennaio 2006, la grande luminosa a lettere rosse alte un metro e mezzo che
campeggiava al quinto piano della SINA (Sezione d'interessi nordamericani
all'Avana), cioè il grande palazzo degli Usa nella capitale di Cuba, si è
spenta da martedì 28 luglio 2009. La provocazione - perchè di questo si è
trattato - fu una attuazione di mister Mickael Parmly, il plenipotenziario
diplomatico statunitense (chiamato dai cubani "el sargento"), che successe
al "mitico" James Cason ( che all'Avana chiamavano "el cabo") e che
imperversò con prepotenza per cinque anni e che ora è ambasciatore in
Paraguay dove cerca di fare qualche danno al nuovo governo progressista di
Fernando Lugo.
Dunque, le scritte rosse americane, dopo i tramonti spettacolari del cielo
habanero proprio a ovest alle loro spalle, si intravvedevano addirittura
dalla curva della Punta dove inizia il malecòn de L'Avana, a due chilometri
chilometri di distanza. Ma la visibilità delle frasi che scorrevano lungo il
grande nastro luminoso (che i cubani non se le hanno mai filate nemmeno un
po', per la cronaca), durò pochi giorni. Una sera dei primi di febbraio di
quel 2006, Fidel Castro allora ancora in discreta salute e in sella si
incontrò coi giornalisti proprio davanti all'imponente palazzo americano che
sul lungomare dell'Avana, che è lungo 7 chilometri, è curiosamente l'unico
edificio posto di traverso. Nel senso che è l'unico, tra centinaia di case e
costruzioni, non parallelo al grande viale e invece è piazzato
perpendicolare al mare, cioè proprio "di traverso", una posizione molto
simbolica. Fidel chiacchierava coi cronisti, c'era la tv e c'erano anche due
o tre operai che vangavano nello spiazzo a parcheggio tra la Sina e il
retro-palco della tribuna Josè Martì, il teatro all'aperto da 25mila posti
realizzato nel 2000, al tempo della crisi per il caso del bambino cubano
Elian Gonzales sequestrato da famigliari in Florida. Dunque Fidel in quel
febbraio 2006l chiacchierava coi giornalisti che tra l'altro gli chiedono
cosa facessero lì quei pochi operai. "Non so"- diceva Fidel- "magari
chiedetelo direttamente a loro". "Non so" -ripeteva un po' sornione Fidel
-"staremo a vedere". E qualche giorno dopo si vide. Fu elevato un vero bosco
di alti pali metallici su cui sventolavano grandi bandiere nere con una
stella bianca in segno di lutto, 138 bandiere ognuna dedicata alle molte
vittime del terrorismo portato a Cuba dagli Stati Uniti:tra quelle bandiere
una era dedicata alla memoria di Fabio di Celmo, la vittima italiana
dell'esplosione all'hotel Copacabana del 4 settembre 1997, causata da una
delle bombe piazzate dal mercenario terrorista Cruz Leon assoldato e
istruito da Posada Carriles, il super-terrorista della Cia. Le 138 grandi
bandiere sventolando all'eterna brezza del lungomare habanero coprivano e
oscuravano con buona efficacia il palazzo Usa e la striscia di scritte anti
cubane. Il luogo venne chiamato "El monte de las banderas" e vi vennero
tenute varie manifestazioni proprio in faccia all'alto palazzo di sei piani
della legazione nordamericana. Già i funzionari di Clinton e di Bush figlio
si vedevano da anni le grandi manifestazioni, i comizi e anche i concerti
musicali della molto più ampia Tribuna Antimperialista Josè Martì, posta a
200 metri, e ora si beccavano anche il monte de las banderas a 50 metri. Le
scritte Usa anticastriste e anticubane nei primi tempi erano chiaramente
provocatorie e tra l'altro gli americani vi inserivano frasi storiche su
libertà e democrazie americane pronunciate e scritte da grandi personalità
della storia statunitense come Abramo Lincoln e Martin Luther King. Mettere
quelle frasi fu anche un po' una specie di involontaria gaffe, dato che sia
Lincoln che King vennero assassinati negli Usa da complotti reazionari e
razzisti!. Poi ,con l'andar del tempo, le scritte cominciarono a diventare
più "leggere",anche perchè i cubani non se le filavano para nada e
attiravano solo incuriositi turisti, stranieri, e alla fine davano quasi
solo striminzite notizia d'agenzia su fatti internazionali (sapete che palle
star là sul lungomare con quel passare lentissimo delle letterone luminose).
Situato al km 3 del lungomare e a 500 metri dall'hotel Nacional e dai suoi
splendidi giardini, il palazzo degli Interessi nordamericani all'Avana resta
comunque un reperto curioso e anche un po' inquietante. Grigio-azzurrino,
con tutte le bandierone cubane in faccia, unica costruzione messa di
traverso sul malecon habanero, ora il palazzo Usa ha spento le sue inutili,
velleitarie, provocatorie scritte luminose anticubane. E pensare che lì
dentro nei primi anni Duemila James Cason e i suoi "funzionari" hanno
ricevuto tante volte decine e decine di "dissidenti "cubani e gli hanno
fatto fondare i famosi "comitè del sofà". Cioè con quattro persone fondavano
il partito liberale o il partito socialdemocratico cubano!. Fidel ancora una
volta ha avuto ragione e ha vinto l'ennesima battaglia, grande o piccola che
fosse.
La sua idea di erigere le
tante, alte e grandi bandiere cubane è stata vincente, un simbolo di
dignità. Ora le scritte gli statunitensi finalmente le hanno spente. Fidel è
un gran "hombre de ideas", anche oggi che è vecchio e eterno convalescente e
ha lasciato la scena principale. Lui, Fidel, ha sempre sostenuto che la
battaglia delle idee è sempre la più forte.
di
Marzio Castagnedi
febbraio 2009
E’ stato sabato 6 dicembre 2008 all’Avana, quando abbiamo visto “CHE”, il nuovo film dedicato a Ernesto Che Guevara dal regista statunitense Steven Soderberg e dall’attore portoricano Benicio Del Toro. Era la seconda proiezione pubblica in anteprima del film dopo quella di ottobre organizzata a Buenos Aires in Argentina, la patria di nascita di Guevara, e giustamente la seconda occasione la offriva il Festival internazionale del cinema de La Habana in quella Cuba che fu la seconda patria del Che. Già a mezz’ora dall’inizio il cinema Yara, all’incrocio tra 23 y L di fronte ai giardini della gelateria Coppelia, era strapieno di spettatori che occupavano i 2200 posti disponibili ( e il giorno dopo altri 4000 habaneros hanno visto il film nella grande sala del teatro Karl Marx). Un uragano di applausi saluto’ l’ingresso in sala di Benicio Del Toro e di altri attori del film - tra cui i cubani Jorge Perrugorria e Vladimir Cruz - e il protagonista assoluto del film,il portoricano Benicio (gia premiato al festival di Cannes come miglior attore per la sua interpretazione) grido’ al microfono il suo entusiasmo e la sua commozione in quel momento, davanti al pubblico cubano, che coronava un sogno e un percorso artistico da lui cominciato sei anni prima quando Del Toro venne infatti all’Avana nel 2002 per i primi contatti coi luoghi del Che e con familiari, amici e compagni di battaglia di quello che a Cuba è chiamato “el guerrillero heroico”.( Ce lo ricordiamo Benicio Del Toro nel dicembre 2002 una sera al festival de L’Avana in una fugacissima apparizione quasi in incognito). Ma torniamo al dicembre 2008 nel cine Yara de L'Avana. Comincia la proiezione di “ CHE “, filmone di 4 ore e 22 minuti diviso in due parti di 2 ore e 11 minuti ciascuna, la prima intitolata “L’ARGENTINO”, la seconda “GUERRIGLIA”, e con Benicio del Toro sullo schermo dalla prima sino all’ultima immagine del film. Diciamo subito che l’attore portoricano ha meritato in pieno il premio per la miglior interpretazione conferitogli dalla giuria del festival di Cannes, e si vede e si percepisce molto bene quanto l'attore portoricano -gia apprezzato interprete di un'altro film di Soderberg, “Traffic”- si sia coinvolto totalmente nella figura del Che. Il suo impegno mentale e fisico è massimo, le sfumature recitative sicure e sottili, i risultati interpretativi convincenti, compresa la impressionante rassomiglianza fisica anche coi 20 chili persi da Del Toro per incarnare esattamente il magro Guevara delle battaglie sulla Sierra Maestra cubana e poi tra le boscaglie della tragica avventura finale in Bolivia. Il poderoso e ambizioso film di Steven Soderberg sarà presentato nel mondo nelle sue due parti distinte (anche per ragioni del sistema distributivo che ottiene piu spettatori e incassi sui due film di 2 ore che su uno di 4). Uscirà nei cinema la prima parte CHE:L'ARGENTINO e successivamente la seconda CHE:GUERRIGLIA. Ovvio che le due parti vanno viste in ordine cronologico, ma ci sara' magari chi vedrà la prima parte e non la seconda o viceversa, o magari in ordine inverso. Noi speriamo anche che qualche avveduto esercente proietti in sala il film anche in visione unica e unitaria, come abbiamo visto al festival de L'Avana. Il film sarà distribuito da febbraio- marzo 2009 in tutto il mondo,e anche negli Stati Uniti i cui distributori a Cannes avevano ignorato il film di Soderberg (forse la positiva novità è anche questa un “effetto presidente Obama”?). Dunque CHE opera in due parti, ma in realtà sono tre le grandi fasi del film. La prima è costituita dai 20 minuti iniziali, girati in bianco e nero tipo documentario tv, in cui il Che rilascia una intervista in occasione di un suo storico discorso del 1964 alle Nazioni Unite a New York. La somiglianza tra Benicio del Toro e il mitico guerrigliero è impressionante e quasi sembra che il filmato sia autentico d'epoca e non ricreato 40 anni dopo. Nel corso del suo racconto alla giornalista, si aprono i flash-back della rivoluzione cubana:l'incontro di Guevara con Raul e Fidel Castro nel 1955 a Citta' del Messico, poi il viaggio via mare, la guerriglia a Cuba e la vittoria a fine '58. La parte più corposa del primo film è quella della battaglia finale per la conquista della città di Santa Clara (dove oggi riposano i resti del Che nella plaza de la revoluciòn a lui dedicata).In particolare, nel descrivere la battaglia casa per casa, il regista disegna anche la figura di Roberto Rodriguez, detto “El vaquerito”, che era il giovanissimo comandante del “plotone suicida”della colonna del Che. El Vaquerito cadde proprio negli ultimi minuti dell'ultima battaglia ricostruita nel film con perfetta aderenza storica quando i ribelli – per attaccare un carro blindato con mitraglie che sbarrava la strada - dovettero abbattere i muri di sette case per arrivare a tiro del nemico. Naturalmente è molto nel film lo spazio per indagare la figura di Ernesto Che Guevara, la sua psicologia, l' umanità nel rapporto coi compagni di lotta, la sua insistenza sui valori della lealtà e dell'amicizia ma anche sulla cultura, l'educazione, la coscienza politica e sociale. La seconda parte di CHE, GUERRIGLIA, è ambientata in Bolivia e il racconto ha tono e forma quasi documentaristica seguendo il diario dello stesso Guevara nei 10 mesi della disperata e tragica avventura boliviana. La sequenza-clou è il finale con l'ultima battaglia, la cattura e l'assassinio a freddo del Che. Ha usato stili diversi il regista Steven Soderberg per le due parti del film. A tinte forti, combattive, vitali la parte cubana del primo racconto rivoluzionario. Con colori pastello, toni crepuscolari e presagi obliqui e tragici la parte boliviana. Sono scelte stilistiche logiche e giuste, adeguate alle fasi diverse della vita e degli atti del Che. Traspare comunque chiara la preoccupazione del regista per qualsiasi tono celebrativo della figura del guerrigliero, ritratto in modo asciutto ed essenziale con uno stile filmico “ a togliere” per evitare nel modo più assoluto di alimentare qualsiasi ulteriore mitologia Diremmo che Soderberg dimostra addirittura “terrore” di ricevere possibili critiche di esaltazione del mito Che Guevara. E certo ci riesce. Anzi esagera, cancellando addirittura le ultime immagini degli ultimi momenti di esposizione del corpo del Che, trasportato nella città di Vallegrande, che fecero dire, al tempo di quelle foto e filmati, di una figura come” Il Cristo del Mantegna”. Soderberg nel suo brusco e “laico” finale vuole affermare che il Che finisce con la sua morte fisica. In realtà è avvenuto esattamente il contrario: il Che Guevara esiste e vive molto più dopo la sua “desapareciòn” fisica. Benicio del Toro è stato grande nel rendere perfetti gesti, aspetti, umori, azioni e carattere del Che, la cui figura è nel film sempre al centro di tutto. Le altre figure solo comprimarie, compresa quella di Fidel ( il riconosciuto e storico “comandante en jefe” sin dalla prima ora del processo rivoluzionario cubano) nel film mal-ri-trattato con una caratterizzazione marcatamente sgradevole. ( Forse anche questo è un piccolo pegno pagato anticipatamente da Soderberg ai soliti irriducibili anticastristi in agguato ? ).Già in Italia in tv sono sbocciate le prime bocche storte in attesa di CHE , ma erano gli “esperti” di Marzullo del sabato notte! E chissà cosa scriveranno altri tromboni. Mentre una delle più importanti riviste di cinema del mondo, la francese “Positif”, ha dato copertina e un ampio servizio al film di Soderberg. Noi raccomandiamo di non perdere CHE (a proposito l'edizione italiana pare già più corta di 10 minuti di quella originale da noi vista all'Avana). Da vedere anche perchè il film, prima nei cinema di tutto il mondo e in seguito anche nelle t tv, sarà visto da qualche miliardo di persone. In gran parte saranno amici e estimatori del Che Guevara. Il mito continua.
L’AVANA CAPITALE DELLA CULTURA
di
Marzio Castagnedi
3 dicembre 2008
Da martedi 2 a venerdi 12 dicembre 2008 e’ in corso all’Avana una ricca edizione del FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA LATINOAMERICANO e si tratta infatti del compleanno n.30 di questa rassegna che e´la piu importante del continente centro-sudamericano dove si danno appuntamento ogni anno cineasti, registi, produttori, critici, giornalisti non solo latinoamericani ma anche di altri continenti. Si parte coi film latinoamericani dei concorsi Coral e il vastissimo pubblico habanero ( che come tutti gli anni supera il mezzo milione di presenze, un vero record in fatto di festival cinematografici), vedra’ molto altro cinema internazionale tra ¨settimane¨ di cinema estero con film d’ Africa, Germania, Francia, Spagna, Nord Europa, Canada,Cine fantastico e horror de America Latina, e Italia, finalmente con una selezione decisamente buona compreso ¨Gomorra¨ , il vincitore dell’ultimo Cannes, e il recentissimo ¨I demoni di San Pietroburgo¨ ambientato nel 1860 da Giuliano Montaldo presente alla proiezione nel cine Riviera dato che il regista italiano sta girando a Cuba per la RaiTv un documentario sui 50 anni del Cinema cubano. Altre rassegne sono le panoramiche latinoamericane e internazionali, Opere prime, mostre retrospettive, documentari e cinema d’animazione, eventi speciali, conferenze. Si comincia con la grande gala d’apertura nel gigantesco teatro Karl Marx capace di 4300 posti, che oltre al consueto saluto del presidente del festival Alfredo Guevara –uno dei fondatori 50 anni fa, esattamante il 24 marzo del 1959, dell’ICAIC, Istituto cubano di arte e industria cinemaografica –vedra’ un´ esibizione di Carlos Acosta grande stella del Ballet Nacional de Cuba ma anche del Royal Ballet di Londra, nonche´la premiazione alla carriera di quattro importanti cineasti latinoamericani. Si tratta dell’argentino Carlos Sorin, che vinse un leone d’argento a Venezia 25 anni fa con “La pelicula del Rey” e autore anche dei recenti film “ Bombon el perro” e “ El camino de San Diego”, e ora in concorso con “La ventana”, del cileno Miguel Littin (ragista tra gli altri lavori del non dimenticato “ La tierra prometida” ) e che fu anche stretto collaboratore del presidente Salvador Allende durante la breve primavera filmica cilena stroncata assieme al Paese dal golpe nazista di Pinochet l’11 settembre del 1973. Gli atlri cineasti premiati alla carriera sono il brasiliano Pedro de Andrade e l’anziano regista boliviano Jorge Sanjines, un maestro del cinema realista e politico del Sudamerica cui si deve un capolavoro come “Sangre de condor”. Sempre nella serata inaugurale verra’ proiettato il primo film del concorso lungometraggi, “Leonera” di Pablo Trapero, opera molto interessante, drammatica e intensa girata in parte all’interno di varie carceri femminili argentine. Tra gli altri diciannove film del concorso principale, I premi Coral, da segnalare “ La mujer sin cabeza” ,dell’argentina Lucrecia Martel gia vincitrice anni fa con “La Cienaga”( uscito anche in Italia), i film cubani “El cuerno de la abundancia” di Juan Carlos Tabio, un veterano del cinema cubano, che immagina la favola-incubo di una famiglia che in vista di una ricca erdita´inattesa destabilizza completamente i suoi equilibri morali, etici e psiciologici, e “ Omerta´” , del giovane Pavel Giroud gia premiato di recente al festival di San Sebastian in Spagna. “ Omerta´” racconta di un vecchio cubano che negli anni Venti fu guardia del corpo di un temuto gangster nell´Avana dell’epoca. Quando nel 1959 trionfa a Cuba la rivoluzione, il vecchio riceve inaspettatamente l’incarico dal suo antico boss in fuga di nascondere un carico d’oro nella sua casa. Il film di Pavel Giroud parla di storia, di societa´, di crimine e psicologia in una atmosfera di mistero e suspense. In rilievo anche due film brasiliani come “ Ultima parada 174”, di Bruno Barreto¨- gia segnalato all’ultimo festival di Berlino – che conduce nella Rio de Janeiro della violenza e del crimine, e ¨Linha de passe¨ di quel sensibile e importante regista che e’ Walter Salles gia noto per opere come “Central do Brasil “e “ Diarios de motocicleta”. Anche qui e’ in primo piano il Brasile duro ( la violenza urbana e´una piaga che sembra ancora inestirpabile dall’Americalatina ), questa volta nella megalopoli di Sau Paulo (18 milioni di abitanti, 10mila omicidi all’anno ). In una delle citta´piu caotiche e violente del mondo, quattro giovani fratelli senza padre cercano di aprirsi il passo in una vita molto difficile. Da tenere d’occhio per i premi, Walter Salles. Per il Cile competono le commedie “La buena vida”,di Andres Wood e “ Tony Manero”, di Pablo Larrain, che narra di un cinquantenne fanatico del personaggio che John Travolta porto`sullo schermo in “ La febbre del sabato sera”. Per il concorso Opere prime da segnalare “ Salamandra”, di Pablo Aguero, “Perro come perro”del colombiano Carlos Moreno, “ Alicia en el pais”, di Esteban Larrain, Cile, “Los dioses rotos”dell’esordiente cubano Ernesto Daranas, e il competitivo “Tropas de elite”di Jose`Padilla, brasiliano, gia premiato a Berlino. Sono centinaia i titoli del cartellone del Festival de L`Avana, molti anche i documentari corto e medio metraggi; la sola sezione ¨Hecho en Cuba¨propone addirittura 40 titoli. La salute del cinema latinoamericano negli ultimi anni appare piuttosto florida con una serie di nuovi autori, numerose produzioni, varieta’ tematiche, interessanti sviluppi estetici e stilistici. In fondo, questo cinema proviene da un continente che da alcuni anni ha economie in crescita anche a doppie cifre; e nel 2009, a causa della crisi mondiale, ci sara´un calo, ma la crescita e´prevista... solo...al 6%! Presidente della giuria del concorso principale e´Sergio Cabrera, regista colombiano residente da anni in Spagna a Malaga. Due suoi film, due commedie satiriche e ironiche, uscirono anche nei circuiti italianidiversi anni fa:” La strategia della lumaca”e “ Ilona arriva dalla pioggia” . Cabrera appare tra i registi delle retrospettiva dove si ritrova anche il notevole film di Marco Bechis “Garaje Olimpo”( sulla mattanza argentina dei desaparecidos degli anni 76-83 della dittatura militare fascista), che vinse il primo premio qui all´Avana nel 1999. Ancora in retrospettiva riproposti tre film cubani importanti come “Suite Habana”di Fernando Perez, “Un hombre de exito”, del recentemente scomparso Humberto Solas, e “Hasta un cierto punto” di un altro maestro del cinema cubano, deceduto nel 1997, Tomas Gutierrez Alea, al quale l’ attrice Mirta Ibarra che fu sua moglie dedica il documentario “Titon, de La Habana a Guantanamera”. Insomma i film sono tanti e troppi ovviamente per citarli tutti o quasi. Chiudiamo con la presentazione molto attesa del recente film del regista statunitense Steven Soderberg ( lo si ricorda autore del secco e tagliente “Traffic”), dedicato alla figura mito-mondiale di Ernesto Che Guevara interpretato dal portoricano Benicio del Toro, Palma d’oro a Cannes come miglior attore. Il film-evento speciale verra’ offerto al grande publico cubano (il festival dell’Avana e’ in una certa misura itinerante anche in altre citta´dell’ isola) nelle due parti di due ore ciascuna: “ Che l’Argentino” -gia presentato a Buenos Aires da Soderberg e Del Toro – e “Che Guerrigliero” giustamente riservato a Cuba, la seconda patria di Ernesto Guevara che offri´gli anni migliori della sua breve vita alla causa della rivoluzione cubana. La quale, a proposito, il 1 gennaio 2009 entra nel suo 51 anno di vita. Infine una notazione speciale per il pubblico cubano, attento e cosi´ competente da sorprendere positivamente una vecchia volpe come Roman Polansky quando venne all’Avana qualche anno fa. Pubblico cubano che,come si diceva, affollera´i 20 cinema della capitale con oltre mezzo milione di spettatori che hanno gia comprato la tessera: che costa, per 15 film, 20 pesos in moneda nacional, cioe´la ¨ astronomica somma ¨di 75 centesimi di euro!!
Grande cinema dunque all’Avana. Dopo che a fine ottobre si e´svolto il 21 FESTIVAL DE BALLET con 15 compagnie straniere oltre allo strafamoso Ballet Nacional de Cuba fondato 60 anni fa e tuttora diretto dalla immensa Alicia Alonso. E’ intervenuta al Gran teatro de La Habana anche la grande andalusa Cristina Hoyos che formo´una starordinaria coppia con Antonio Gades negli anni ’80 in indimenticabili spettacoli di Flamenco portati sullo schermo da Carlos Saura in film come “Carmen”, “Bodas de sangre”, “ El amor brujo”. Gades, scomparso da qualche anno, si fece cremare all’Avana e una sua statua, dello scultore Villa Soberon, lo ritrae in giubbotto e jeans appoggiato sotto i portici di fronte alla Catedral de La Habana, la citta’ che adorava. Infine, tra i tanti altr appuntamenti della cultura che si svolgono nella capitale cubana, ricordiamo il recente CONCORSO MUSICALE “JO– JAZZ”, con concerti e conferenze dedicato ai molti giovani musicisti e jazzisti che ogni anno escono dalle scuole d’arte e dai conservatorii dell’Avana e di Cuba. Isola di Cuba dove come si vede le attivita´di arte e cultura sono ai primi posti nella societa e dove L’Avana – come dimostrato – e’ una vera capitale della cultura, unica in tutti i Caraibi, in primo piano nel continente Latinoamericano e seguita anche da molti amici e estimatori nel mondo. Cuba chiude il 2008 con 2 milioni e 300mila visitatori e L’Avana con oltre un milione. La vecchia Europa, in aperta crisi generale, pare sempre molto “eurocentrica”, e la scombinata Italia, ancor piu in crisi, pare ancor piu “italocentrica”che mai, e sembra che la stampa e informazione italiana fin qui nei Caraibi ci vedano poco o sono strabiche dal punto di vista culturale e informativo Ne diamo una dimostrazione ricordando un caso, il caso di una importante, bella e anche ambiziosa rivista italiana di turismo, viaggi ma anche cultura (la rivista ”Dove”, editoriale RCS) che nel giugno 2008 ha pubblicato un numero - che diremmo davvero “esclusivo”- dedicato ai “ CARAIBI “. C’erano servizi sulle isole Cayman, Giamaica, Barbuda, anche le piccolissime Isole Vergini. Le Bahamas ( che poi stanno non nel mar Caribe ma nell’oceano Atlantico 150 km piu a nord) ricevevano dalla bella rivista italiana un servizio di 15 pagine, la Repubblica Dominicana addirittura di 18 pagine. Quale isola non aveva nessuna pagina, cioe servizio di`” pagine- zero”?? Indovinato! L’isola di Cuba! Che e´poi la maggior isola delle Grandi Antille. Capito? Cuba non esisteva, se non in poche righe di un ¨pastone¨generale. E poi veniva totalmente esclusa da qualsiasi altro servizio d’approfondimento (eppure anche in fatto di mar dei Caraibi, sole, spiagge, citta´coloniali patrimonio dell’Unesco, alberghi, resort,e cayos, Cuba e`assai fornita).No, niente da fare, Cuba era esclusa dalla nota rivista di viaggi, turismo e cultura. A stento segnata nelle mappe. Il perche´di questa esclusione che diremmo clamorosa ? Bisognerebbe chiederlo direttamente a loro. Su episodi di questi tipo della stampa italiana ( che non sono rari contro Cuba ), bisognerebbe magari che qualcuno ci faccesse un film. Intimista, tutto girato all’interno di una redazione. Regista uno psicologo e antropologo culturale.
LE
AGENTI CUBANE RACCONTANO
di
Marzio Castagnedi
4 agosto 2008
Qualche tempo fa,
all'Avana,alla presentazione di due libri,"Posada Carriles cuatro decadas de
terror" del giornalista franco-canadese Jean Guy Allard, e "Disidencia?Mercenarios
del imperio" dello storico cubano Armando Arias Santos, abbiano notato
alcuni spettatori un po' particolari. Li abbiamo avvicinati scoprendo che
erano ex agenti della Sicurezza dello Stato cubano. In seguito ci siamo
incontrati con due di loro, due donne, Aleida e Alicia e questo è il
resoconto dell'intervista.
Domanda: Chi siete voi esattamente?
Risposta: "Io mi chiamo Aleida Godinez, sono giornalista e diplomata in
economia. Sono un'ex agente della sicurezza di Stato che, sotto copertura
con nome in codice "Vilma", sono stata per 13 anni, dal 1991 al 2003,
infiltrata nei gruppuscoli controrivoluzionari con importanti ruoli
dirigenti."
"Io mi chiamo Alicia Zamora, in codice "agente Xiomara", sono una
fotoreporter e sono stata nei gruppuscoli per 5 anni dal 1998 al 2003. Ho
scattato almeno 2500 foto in questa attività."
D. Come avviene che oggi voi siete personaggi pubblici e conosciuti?
R. Dopo un certo tempo, anche molti anni, in momenti particolari gli agenti
sotto copertura vengono "bruciati", cioè rivelati pubblicamente per esempio
in programmi tv. L'altro giorno eravamo in 12 alla libreria. Tutti i
gruppuscoli controrivoluzionari sono sempre stati infiltrati da agenti della
Sicurezza di Stato cubana. E' un dovere per ogni cittadino cubano e per noi
specialmente contribuire alla protezione e difesa dell'integrità della
patria.
D. Aleida come ha cominciato la sua infiltrazione tra i dissidenti cubani?
R. "In primo luogo il termine di dissidenti è improprio e generico. Essi
sono in realtà dei mercenari. Sì, perchè per il loro lavoro ricevono una
paga da parte del governo degli Stati Uniti.
I "dissidenti", fanno questo come professione, per denaro e magari per poter
andare poi negli Usa. Sono in pratica dei "vendepatria" professionali. Il
loro nome vero è controrivoluzionari e lavorano a favore di una grande
potenza, anzi del più potente impero della storia, che da decenni sottopone
Cuba a una vera persecuzione. Cuba ha dovuto e deve subire un duro blocco
economico, commerciale, finanziario, diplomatico, culturale e anche vere e
proprie azioni di terrorismo con forti danni, molti morti e feriti da bombe,
attentati, uccisioni."
D. Sapevamo che a Cuba una attività di riunioni e discussioni di dissidenti
nelle loro case è permessa, consentita.
R. "Sì, per discutere e chiacchierare e anche protestare. Ma non certo per
ricevere soldi, molti soldi, e per partecipare ad attività sovversive, e in
certi casi vicine anche ad attività terroristiche, finalizzate ad una
annessione della nostra patria a una potenza straniera nostra nemica. Questo
è inaccettabile."
D. Aleida, come è cominciato il contatto con i funzionari statunitensi che
hanno sede nella SINA (Sezione d'interessi nordamericani), il famoso palazzo
di 7 piani sul malecòn habanero?
R. E' cominciato col sistema più usato, le telefonate -firmate con nome e
cognome- a Radio Martì di Miami contenenti denunce di supposte violazioni
nei confronti di dissidenti. Ho telefonato per un anno prima di essere
contattata nel 1992".
D. Ma è lo stesso che si può ascoltare anche oggi con una radiolina, perchè
le radio di Miami poi trasmettono queste chiamate nelle loro trasmissioni
anticubane.
R. Esatto. Loro, gli agenti statunitensi che operano a Cuba con protezione
diplomatica, poi prendono contatto coi più assidui e li arruolano. Così
entrai alla Sina nel 1992. Ho ancora il documento, il "passi" permanente.
Quante volte sono entrata in quel palazzo e nelle ricche ville dei capi e
agenti Usa all'Avana!"
"Ti faccio vedere questo libro -aggiunge Alicia -è "Los Disidentes" di Luis
Baez e Miriam Elizalde, libro che ha avuto notevole rilievo e diffusione a
Cuba, in America Latina e anche oltre. Qui ci sono varie decine di foto e
sono quasi tutte mie. C'è Aleida, "agente Vilma", che parla con Maria
Beatriz Roque, una delle piu accese capofila dei gruppuscoli
controrivoluzionari, e qui ancora è con Oswaldo Payà e Felix Bonne, altri
due tipi importanti. Qui ancora l'ho fotografata coi capi della stazione Cia
dell'Avana e con James Cason per 4 anni il super-capo della Sina,il palazzo
degli Stati Uniti, che comandava su tutti.In questa foto dà ordini a Aleida
di fare una missione nella Cuba orientale a riunire alcuni reclutati."
"Vediamo queste altre foto -prosegue Aleida-. Qui riunisco i comitati "dei
sofà". Cosa sono? Gruppi di poche persone,quante ne può contenere, appunto,
un sofà! Vedi questo è il gruppo della Gioventù liberale di un Partito
inventato all'Avana dallo stesso Cason. Sono cinque in tutto. Dico 5
persone in tutta l'isola di Cuba!Io stessa ho fondato il partito
Democratico-cristiano. Eccolo qua,sono ancora 5 persone sedute su un
sofà!Visto che successi, che seguito delle attività per sovvertire il
sistema cubano?Questo libro,"Los Disidentes" è una delle prove inconfutabili
delle attività destabilizzatrici degli Usa a Cuba, tutte le foto sono
autentiche e la massa di dati e informazioni da noi raccolte è grande. Dice
il sottotitolo del libro:"Agenti della sicurezza cubana rivelano la storia
reale"."Cosa succederebbe se a Miami qualcuno cercasse di organizzare un
partito comunista con denaro del governo cubano?"
D. A proposito di denaro, quanto pagano gli Usa i dissidenti cubani? Abbiamo
sentito di stipendi mensili sui 200 dollari.
R: "200 dollari? è una stupidaggine - dice Aleida-. Molto di più. Noi,come
dirigenti dei gruppuscoli, ricevevamo ogni mese 900 dollari; io ero pagata
da Frank Calzòn, agente Cia in Florida e ricevevo i soldi per mano di una
religiosa qui all'Avana"." In più -aggiunge Alicia -i vari gruppuscoli
(giornalisti, economisti, bibliotecari ecc. tutti denominati "indipendenti")
vengono riforniti di fondi extra nonché di ogni materiale per le
comunicazioni come radio, telefonini, macchine foto e video, fax,
fotocopiatrici e computer. Io e Aleida una volta chiedemmo due computer e
poi ne ricevemmo sei, siamo andati a ritirarli con la nostra macchina dentro
i cancelli della Sina. Tutti materiali che arrivano a Cuba nella "valigia
diplomatica" cioè contenitori che per leggi e convegni internazionali non
possono venire controllati".
D. Ma ricevere questi soldi, tanti a Cuba, non vi dava problemi coi vicini
nei vostri quartieri?Non potevate celarli?
R. Certo, la gran maggioranza dei vicini nei "barrios" ci guardava male, è
logico (ma qualcuno, di nascosto, lo abbiamo aiutato). No, non potevamo
nascondere che avessimo soldi. Al contrario alla Sina volevano che li
esibissimo, che tutti sapessero che i dissidenti avevano soldi.
D. Si diceva che certe attività dei gruppi dissidenti sono note e certe
riunioni possono essere pubbliche a Cuba.
R."Certo -prosegue Aleida- basti vedere la famosa riunione dei 150 del
maggio 2005 all'Avana nel giardino della villetta di Felix Bonne. Fu
pubblica, vennero vari diplomatici,i giornalisti cubani e quelli stranieri
accreditati a Cuba. Venne anche mister Cason in persona e portò addirittura
un video con un breve saluto di George W:Bush. Fu proiettato e applaudito.
Se non è libertà d'espressione in Cuba questa..."
D. Abbiamo visto quella riunione ritrasmessa integralmente dalla tv cubana,
durante un programma della "mesa redonda": sensazionale diremmo.
R. Sì, ripeto: a Cuba c'è molta più libertà e informazione di quanto non si
dica all'estero e in Europa. Fu trasmessa l'intera riunione. Ma il
giornalista Reynaldo Taladrid dimostrò, carte alla mano, che Marta Beatriz
Roque (che solo un anno prima si dava per moribonda in carcere) per quella
occasione ricevette dalla Florida oltre 54mila dollari."
D. Ma quanti sono davvero i dissidenti a Cuba? in Europa si dice e si scrive
che siano molti, un fenomeno diffuso.
R. Guarda, secondo noi non riuscirebbero a riempire nemmeno un piccolo
cinema."
D. Dopo la clamorosa riunione pubblica citata, da due anni e mezzo i gruppi
hanno fatto ben poco di ciò che annunciò la Roque.Possono muoversi e anche
dei 75 sanzionati nel marzo 2003 molti sono stati liberati.( Ricordiamo che
a fine marzo 03 a Cuba si ebbero due sequestri e dirottamenti armati di
aerei di linea cubani,il sequestro armi alla mano per 60 ore di un battello
con 50 civili a bordo, e molti altri sequestri sventati, evidentemente
parte di un ampio piano organizzato e finanziato ndr.)
R."Non sappiamo, forse i gruppuscoli si stanno disputando i rifornimenti
economici ricevuti dalla Florida, è gia accaduto."
D. Abbiamo visto in tv tempo fa una vostra collega, Odilia Collazo,
festeggiatissima dai suoi amici e vicini del barrio dopo essere stata resa
pubblica la sua attività.
R. Certo, quando si fa la doppia vita per anni è dura e si ha voglia di
tornare alla normalità. E la gente festeggia gli ex agenti.
D. Voi, Aleida e Alicia, cosa fate ora.
R."Io -dice Aleida- sto per presentare un mio nuovo libro sull'attività e
esperienza di ben 13 anni."
"Io- dice Alicia- ho messo a disposizione l'intero archivio di quasi 5000
foto e collaboro con la Union de los periodistas cubanos".
Aleida: "Adesso da questo piccolo parco del Vedado con tante mamme coi
bambini che giocano e gente che passeggia scendiamo per la calle M verso il
lungomare da una via laterale. Ecco là a 60 metri la Sina, il palazzo degli
Usa all'Avana. Quello è il quartier generale delle provocazioni, manovre di
destabilizzazioni, ingerenze e sovversioni contro Cuba. La nostra Isola è
stata per 400 anni colonia imperiale spagnola, poi per 60 anni è stata una
neo-colonia sotto dominio dell'impero Usa e solo dal 1959 col trionfo della
revoluciòn Cuba ha conquistato la piena indipendenza e sovranità nazionale.
Noi cubani lottiamo dalla metà dell'Ottocento per la nostra libertà e
sovranità. E continueremo a farlo". Queste le parole finali delle ex agenti
de la seguridad del estado "Vilma" e "Xiomara" pronunciate in questa lunga
intervista.
LE INFO SU CUBA ? CE LE DANNO SEMPRE "LORO"
di
Marzio Castagnedi
giugno 2008
Per "loro" intendiamo gli inviati dei giornali italiani a Cuba, veloci e velocissimi, spesso alla loro prima e magari unica volta e spesso senza conoscere che due parole della lingua "locale", lo spagnolo (parlato nel mondo da quasi mezzo miliardo di persone!).
Qualcuno penserà che noi insistiamo troppo in questa polemica sulla caterva di errori e inesattezze su Cuba presenti costantemente sui giornali italiani, ma seguiamo una equazione che non ci sembra secondaria o inutile. Cioè, che se "i famosi inviati" sbagliano tanti dettagli, particolari, luoghi, e fatti nei loro frettolosi articoli da Cuba, come faranno poi a conoscere, comprendere e comunicare correttamente le cose importanti e gli avvenimenti fondamentali di Cuba?
Insistiamo che solo i corrispondenti stabili (aboliti dalla stampa italiana a Cuba) sono in condizione di esaminare correttamente e più in profondità le cose cubane. Esempi variati vengono dalla ridda di "articoli di viaggio" usciti a fine aprile e primi maggio su diverse testate italiane. Proviamo ad analizzarne alcuni, dove le sviste sono secondo noi illuminanti.
Grande clamore, a fine aprile negli splendidi giardini dell'hotel Nacional dell'Avana: lo stilista Rocco Barocco, famoso disegnatore di moda napoletano, realizza una sontuosa sfilata di moda. Il "Corriere" invia subito una sua esperta di moda, la signora Paola Pollo, che intervista Barocco e gli dice un : "Possibile?" quando lo stilista dichiara che tutte le numerose modelle, belle e brave, sono cubane. L'esperta sembra incredula. Eppure a Cuba quasi in ogni albergo delle spiagge di Varadero, per esempio,ogni settimana si organizzano sfilate di moda e all'Avana, nel cabaret La Maison (7.ma avenida, quartiere Playa), ne fanno spessissimo, noi ne vedemmo una sin dal 1988, vent'anni fa! "Certo - spiega Rocco Barocco alla giornalista esperta di moda - a Cuba ci sono scuole molto valide per molti settori, e anche in quello della moda". Ma l'inviata speciale Pollo già che c'è va oltre la moda. Sotto la foto del "Monte de las banderas" (una piazza piccola inaugurata nel gennaio 2006 proprio davanti al palazzo degli USA sul lungomare) Il Corriere scrive che si tratta della "Tribuna Josè Martì" (che in realtà è un'altra piazza 150 metri distante ed è stata inaugurata nel gennaio del 2000). Entrambe le piazze vengono definite storiche e luoghi sacri del comunismo cubano "dove Fidel Castro tiene i suoi discorsi", scrive il quotidiano italiano (lì ne avrà tenuti non più di dieci e la vera piazza storica dell'Avana è la enorme plaza de la Revolucion distante 4 chilometri dal lungomare). Inoltre Fidel, dopo la grave malattia, non ha più tenuto discorsi pubblici a Cuba da quasi due anni. Lo sapranno in redazione? Perchè scrivono "tiene" i suoi discorsi?
Ma la sagra continua e dall'esperta di moda, gentile signora Paola Pollo, passiamo al dottor Rocco Cotroneo - che dovrebbe essere esperto di Cuba - essendo, da Rio de Janeiro, il corrispondente dello stesso Corriere della Sera per tutta l'America latina. Dunque, il corrispondente si muove dal Brasile diretto all'Avana per testimoniare i grandi e avanzati mutamenti che sarebbero introdotti da Raul Castro. Il reportage di Cotroneo appare in varie pagine e molte foto sul "Magazine" del Corriere a fine aprile col disinvolto titolo "Cuba, la rivoluzione viaggia in spider" laddove una bella ragazza appare fotografata nella plaza del Capitolio de L'Avana alla guida di una decappottabile con telefonino e dvd. Anche in questo articolo gli spunti per noi sono tanti. Ne scegliamo solo alcuni. Dice Cotroneo che a Cuba " la tv è inguardabile" e " la scuola cade a pezzi". Ma a cosa si riferisce il noto giornalista? Forse per un lapsus parla della tv e della scuola italiane? Perchè se c'è una scuola a pezzi è quella nostra (dispersione scolastica del 40% tra elementari e liceo) mentre a Cuba gli studenti seguono 10 anni di corsi al 98%. E se c'è una nota tv-spazzatura, a parte rarità come Report della Gabanelli, è sempre la nostra (specie adesso che comincia la programmazione estiva strapiena di repliche e fondi di magazzino). La tv cubana è di buon e decoroso livello, 5 reti nazionali più teleSUR che trasmette da tutta l'America latina. Poi l'inviato si riferisce alle "proibizioni" per internet a Cuba. Peccato che alla pag. 50 del suo stesso reportage c'è una grande foto con alcuni giovani cubani e la didascalia dice: "Studenti navigano in internet da un Cybercafè vicino alla piazza del Campidoglio all'Avana". Certo, lo conosciamo è un vasto ufficio postale con numerose postazione computer. Lo abbiamo talvolta utilizzato anche noi. E ce ne sono altri all'Avana, per esempio al Vedado all'incrocio tra Linea y Paseo: 15 computer a disposizione e a costo di un quinto di quelli degli hotel.
Continua la presunta "lista nera" cubana del reportage. Scrive l'inviato che finalmente i cubani possono accedere agli alberghi per stranieri (coppie e intere famiglie da noi viste gia due anni fa e che pagavano in "moneda nacional", cioè pesos semplici, non i pesos equiparati al dollaro USA). Chi vuole può verificare all'hotel Los Delfines di Varadero, per esempio. E le citate difficoltà per i viaggi all'estero dei cubani? Sia chiaro che in realtà l'immigraciòn cubana concede ben 11 mesi di uscita per i visti turistici, i più utilizzati dai cubani, e caso mai sono le ambasciate europee, Italia e Spagna in testa, che li negano o li limitano a solo uno o due mesi di permanenza. E ancora sui telefonini, che sarebbero la gran novità odierna. Le code per l'acquisto noi le vedevamo gia quattro anni fa all'Avana fuori dai negozi della concessionaria "Cubacell". E così a colpi di inesattezze sfila il reportage del "Magazine" in cui la testimonianza più sincera è quella di Claudio Magris, importante scrittore italiano presente alla Fiera del libro de L'Avana. Dice Magris: "non sono certo un esperto di Cuba (...) e ogni mia impressione è quindi azzardata ". Beata onestà dello scrittore quando esistono giornalisti italiani che scrivono e sentenziano su Cuba senza esserci mai stati nemmeno per un solo giorno.
Per qualche giorno a Cuba c'è stato un nuovo inviato (l'ennesimo) di "Repubblica", Guido Rampoldi, che il 30 aprile firma un vasto reportage dove gli svarioni piccoli e grandi sono tanti. Ne prendiamo solo uno, molto significativo. Laddove l'illustre Rampoldi vuole citare una frase molto storica di Fidel Castro, quando il Comandante rivelò pubblicamente per la prima volta il carattere socialista irreversibile della rivoluzione cubana. Il discorso si tenne all'Avana in aprile del 1961, scrive Rampoldi, e precisa che fu all'incrocio tra le strade 23 e 12. Ma, chissà perchè, l'inviato insiste nel segnalare che lì vicino c'erano i magazzini Woolshworth (e sai chissenefrega!). Però non cita che a 100 metri c'è il cimitero di Colòn dove era diretto il corteo comiziale. Sì, perchè quel giorno si celebravano i funerali degli otto morti provocati dal bombardamento di aerei della CIA del giorno prima, 15 aprile, e il giorno dopo, 17 aprile, avvenne il famoso e storico attacco alla Baia dei Porci con la tentata invasione di Cuba da parte di 1500 mercenari armati dalla CIA, poi sconfitti dai cubani in 72 ore. E' dunque strepitosamente vergognoso che l'inviato non citi l'attacco armato contro Cuba che era poi la vera causa della dichiarazione di Fidel che così si schierò con l'Unione Sovietica. La domanda è: se vuole citare quel giorno e quella frase, come fa Rampoldi poi a "dimenticarne" il contesto? Conosce Rampoldi, almeno a spanne, la storia di Cuba (l'attacco alla Baia dei Porci è noto a tutto il mondo!). Chissà, vai a sapere cosa frulla nelle teste degli inviati della stampa italiana a Cuba. Ma alla fine dell'articolo lo stesso inviato rivela di avere con sé un interprete, al quale chiede ripetutamente chiarificazioni. Pure l'interprete aveva! Così si perde un'altra percentuale di dettagli e particolari (è un fatto fisiologico quando si ha anche il filtro di un interprete). Insomma non citano i fatti della Baia dei Porci e di Playa Giròn e confessano che hanno pure l'interprete. Manco lo spagnolo sanno! Pochi giorni, di corsa e in queste condizioni. Per forza ne esce una informazione su Cuba prevenuta, poco corretta, poco credibile e non accettabilmente informata. E' dimostrato.
Infine, Domenica 15 giugno, La Repubblica, il quotidiano più ostile a Cuba in Europa, pubblica un secondo reportage del nuovo inviato Guido Rampoldi (e il decrepito Carlos Franqui anticastrista di professione e il pittoresco inviato Omero Ciai li hanno pensionati?). E' quindi necessaria una conclusiva replica. Questa. Il nuovo articolo riprende e ripete i temi precedenti. L'Avana, la capitale dove vive un quarto dei cubani, le difficoltà vere o presunte rispetto a produzione, servizi, desiderio di consumi ecc. Ma dov'è questa volta il "bidone", "la sola"? Sta nelle 5 foto che corredano il pezzo. Chissà perchè sono foto tratte da un libro del fotografo Francesco Gattoni, tutte foto in campagne sperdute e periferie di paesini e non si sa di quanti anni fa. Ma come, l'articolista parla tanto della gente, del popolo, dei giovani scalpinati delle nuove generazioni, delle famiglie dell'Avana, e allora perchè il giornale non mette delle foto reali, attuali,metropolitane. Per esempio di centri commerciali tipo il Carlos III o La galeria Paseo per vedere se sono vuoti o pieni (sono pieni, sono pieni di gente che compra e che paga in pesos convertibili...), oppure foto di uno dei tremila tra pullman e super-autobus di marca cinese Yutong comprati e messi in esercizio da Cuba negli ultimi due anni, oppure foto di uno dei duemila gruppi elettrogeni affiancati alle centrale termoelettriche che hanno permesso la rivoluzione energetica degli ultimi tre anni, oppure del fatto che il popolo cubano può vantare una lunghezza della vita media record nel continente di 77,7 anni (pensate meno di tre anni della tanto strombazzata e orgogliosa media italiana che è di 80,4 anni). No,invece a corredare l'articolo ci vanno a mettere foto di non si sa quando scattate in angoli sperduti delle più povere campagne contadine.
Ecco anche questa è una scelta che ha un suo preciso obiettivo mediatico più o meno subliminale. Una scelta scorretta col suo solito risultato: disinformativo.
CUBA 2008: FRA
TRADIZIONE E AVVENIRE
di
Marzio Castagnedi
marzo 2008
RAUL. Nella notte tra sabato
25 e domenica 26 luglio del 1953, quando Fidel Castro riuni’ nella Granjita
Siboney il centinaio di uomini (e due donne) ai quali rivelo’ la missione che
li attendeva - nientemeno che l’attacco armato alla caserma Moncada di
Santiago de Cuba - Raul Castro coi suoi 22 anni era uno dei piu giovani, ed il
piu giovane dei comandanti dell’azione. L’attacco militarmente falli’, venti
minuti di battaglia, una trentina i superstiti ribelli poi catturati una
settimana dopo nei boschi della Gran Piedra. Ma politicamente fu un successo
che scosse Cuba. I Moncadisti furono condannati a15 anni di carcere all’isla
de Pinos, poi esiliati in Messico 18 mesi dopo, nel maggio ’55. In
semiclandestinita´a Citta del Messico organizzarono la spedizione degli 82
uomini del Granma ( ad essi si uni’ Ernesto Guevara) e sbarcarono nell’oriente
cubano il 2 dicembre del ’56. Subito attaccati dall’esercito batistiano, solo
una trentina riuscirono a disperdersi nella Sierra Maestra. Avevano 7 fucili
ma un mese dopo gia attaccavano la prima caserma rurale dei soldati
governativi. Meno di due anni dopo, un paio di migliaia di barbudos rebeldes
entravano trionfanti all’Avana e a Santiago. Raul Castro ha partecipato
giovanissimo a tutte queste battaglie guidate dal Comandante in capo Fidel e
gia alla fine dei ‘60 era indicato come il numero due dopo Fidel. Ricordiamo
questi fatti perche’ ancora oggi – e gia nell’agosto del 2006 con la grave
malattia di Fidel e ancora nel giugno di cinque anni fa- buona parte dei
commentatori della stampa occidentale e italiana gridavano al “ nepotismo” e
alla “trasmissione famigliare” del potere. No, Raul era con pieno merito
designato da quarant’anni come successore di Fidel e questo lo hanno sempre
saputo anche gli scolari cubani delle elementari. I giornalisti occidentali
invece no. Dunque Raul, oggi viene eletto dal parlamento cubano del Poder
Popular presidente del consiglio di Stato e dei ministri dopo una supplenza di
18 mesi a suo fratello maggiore Fidel. Raul e’ capace, serio, lascia la carica
di ministro delle forze armate, continua a governare come ha fatto dal 31
luglio 2006, data della prima operazione chirurgica di Fidel. Certo di suo
fratello, Raul non ha il carisma,a Cuba lo sanno tutti, ma che importa? Ha
detto Raul nel suo breve discorso dei giorni scorsi al parlamento. “Fidel e’
Fidel. E’ insostituibile. Sente crescere l’erba, vede cosa accade dietro
l’angolo. Chiedo al parlamento di consultarlo per ogni questione
importante.”Quanto al primo vicepresidente Jose’ Ramon Machado Ventura e’
anch’esso dei tempi della guerriglia, cosi come tra i nuovi vicepresidenti lo
e´Juan Almeida, straordinario combattente della Sierra Maestra, ma c’e’ anche
il cinquantenne Carlos Lage ministro delle attivita´produttive.Nessun cambio
dunque in Cuba, nessuna “transizione” istericamente sognata tra gli
anticastristi viscerali di Miami, nessun “plan Bush”per riportare Cuba sotto
dominio yankee come dal 1898 al 1958. Il nemico e´forte e spietato, i problemi
sono molti - ha detto Raul- ma li affronteremo con idee dialettiche e
creative. FIDEL.Il Comandante en jefe ( qui a Cuba si continua a chiamarlo
cosi’ anche se lui non vuole e la carica e’ vacante) ha lasciato, ma solo in
parte. Ha deciso al momento piu giusto, come sempre. Poteva farlo oltre un
anno fa nella disperazione della malattia terribile, operato piu volte, sotto
di venti chili. Poteva anche rimanere aggrappato ai suoi poteri solo sospesi
ora che le sue condizioni sono molto migliori. Ha deciso oggi perche’, pur in
ripresa fisica, ha capito che non avrebbe piu potuto far fronte agli impegni
fisicamente. Lo ha scritto:” non intendo aggrapparmi a cariche ne ostruire il
passo a piu giovani, e’ un mio dovere elementare”. Ma Fidel rimane sempre
sulla breccia, con altri compiti e altre autorita’ morali e culturali. Con una
lucidita’ mentale sempre straordinaria ha aggiunto che ha molto piu tempo per
leggere, informarsi, riflettere e scrivere i suoi articoli e le sue
“riflessioni” sul mondo attuale e sul futuro. Bastava leggere i suoi articoli
pubblicati sul “Candidato repubblicano”, McCaine. Completi, competenti,
esaustivi. Fidel ricordava anche il suo viaggio del settembre ’73 in VietNam
quando ancora continuava la guerra dove la tremenda macchina bellica Usa fece
oltre 5 milioni di morti.Il senso degli articoli di Fidel era se il mondo oggi
possa permettersi un eventuale presidente americano ex pilota
cacciabombardiere figlio e nipote di ammiragli.Ha detto il presidente
brasiliano Lula Da Silva:”Fidel e’ l’ultimo mito vivente del mondo”, e e’
attribuita al presidente algerino Bouteflika la seguente immaginifica e
folgorante frase di qualche tempo fa: “ Fidel a volte fa delle incursioni nel
futuro e poi...ritorna a raccontarcelo.”Grande protagonista della “battaglia
di idee” (le idee possono essere piu potenti degli eserciti, ha sempre
sostenuto) Fidel Castro e’ stato incredibilmante odiato e attaccato come
nessuno dalla stampa occidentale e specialmente italiana degli ultimi decenni.Sul
Corriere della Sera, il direttore Paolo Mieli ha scritto che “Castro ha
inflitto grandi sofferenze al suo popolo”(?!) e l’opinionista Angelo
Panebianco (Corriere del 3 settembre 2001, prima pagina) si chiedeva di quale
speciale salvacondotto il tiranno caraibico era fornito per muoversi
liberamente nel mondo.(?!) E proseguiva, sempre sul Corriere del 9 settembre
2001 ancora con editoriale in prima pagina - mai vista una cosa del genere,
due articoli contro la stessa persona in meno di una settimana- l’illustre
professor Alberto Ronchey scrivendo che Castro ha messo i cubani in ginocchio
davanti ai fucili (?!).Consultare gli arretrati se non si crede. Forse Ronchey
(poco informato come tutti quelli che non sono mai stati a Cuba) voleva dire
che i cubani, uomini e donne, una volta l’anno si mettono “dietro i fucicli”,
nel senso che fanno esercitazioni di tiro per affrontare eventuali folli
invasori (e´la teoria della “guerra de todo el pueblo”) Chi ritaglia e
conserva gli insulti e le maledizioni della stampa italiana contro Cuba ha
raccolto volumi. Ecco, il fenomeno della “campagna disinformativa ingiuriosa
svolta dall’informazione italiana contro Cuba” e’ un fenomeno che meriterebbe
un corso speciale nelle scuole e facolta’ di giornalismo. Il quotidiano La
Repubblica affida addirittura editoriali e cronache su Cuba a Carlos Franqui
nemico personale di Fidel e anticastrista di professione uscito da Cuba sin
dal 1966. Nel novembre 2006 in una delle sue puntate “tuttologhe”notturne, un
padreterno della Rai come Giovanni Minoli mandava in onda, sotto il concetto
che”le dittattature sono tutte uguali”,un programma in cui si mescolavano
nello stesso minestrone , Cina, Corea del Nord, Myanmar e... Cuba. Si, Cuba
assieme a Myanmar, l’ex Birmania(?!).Di Fidel Castro dovrebbero esprimere le
loro opinioni politici italiani che l’hanno conosciuto da vicino.Come l’on.Mario
Baccini quando l’8 marzo del 2003 all’Avana disse “ reco i sensi della
fraterna amicizia di Roma all’Avana, dall’Italia a Cuba”.Era contento, certo,Baccini
cattolico mentre lo stato cubano stava regalando un intero palazzo all’ordine
delle monache di Santa Brigida Anche Dini quando era ministro degli Esteri nel
governo Ciampi disse:” Fidel e’ un leader straordinario” e che dire di Giulio
Andreotti che venne all’Avana nell’estate del ’98 ed ebbe due lunghi colloqui
col presidente cubano. Ma, ora, se glielo si chiede questi politici italiani
potrebbero uscirsene col classico:”Chi,?Fidel Castro?,non so, non ricordo”..Ora
mettiamo in fila alcuni grandi nomi che di Cuba sono stati e sono ammiratori.
Da Hemingway, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Zavattini a Garcia Marquez,
Antonio Gades, Harry Belafonte, Frei Betto, ai Nobel Rigoberta Menchu’,
Saramago, Harold Pinter, Nadine Gordimer (la poetessa sudafricana che un
inverno fa riempi’ all’inverosimile sale e teatri a Milano e Roma), e ancora
Mireille Mitterand, vedova del grande statista francese, Noam Chomsky,
Ignacio Ramonet, Claudio Abbado, Carla Fracci,Gianni Vattimo e i cineasti
Konstantin Costa Gavras,Oliver Stone, Michael Moore, Robert Redford e gli
attori Gerard Depardieu e Hanna Schygulla. Basta? Non c’e’ partita, direbbe
Diego Armando Maradona, che si porta addosso su spalla e polpaccio i tatuaggi
del Che e di Fidel.I DATI DI CUBA OGGI.Uscita dal baratro degli anni Novanta
col doble bloqueo Urss sparita, Usa sempre piu contro ( il blocco economico in
oltre quarantanni e’ costato a Cuba quasi 100 miliardi di dollari) oggi Cuba
esibisce i seguenti dati ufficiali dell’Onu. Eta’ media della popolazione 77
anni, seconda solo al Canada, alla pari con gli Usa. Dominicani, messicani,
brasiliani vivono 12 anni di meno. Mortalita’ infantile 5,3 per mille (
livello Europa occidentale), mortalita’ entro i 5 anni di vita 7 per mille
(Cile all’11, Argentina al 24, Dominicana al 31, Brasile al 34, Haiti al 120).
Assenza di analfabetismo, 12 anni scolastici medi, dispersione scolastica
inesistente, lavoro minorile inesistente, universitari e laureati in alta
percentuale, alimentari di base assicurati gratuiti, rivoluzione e
riabilitazione energetica nazionale .Cuba ha sviluppato una sanita´che le ha
permesso negli ultimi tre anni di offrire gratis un milione di operazioni di
cataratta ad altrettanti cittadini poveri di molti paesi latinoamericani e di
inviare all’estero 40mila medici che offrono assistenza medica gratuita. Se
qualcuno conosce opere simili nel mondo lo comunichi. Tutto cio´realizzato da
un piccolo paese povero del Terzo mondo. Cuba ,completamente isolata solo
dieci anni fa, e’ oggi la guida ispiratrice del nuovo movimento di
indipendenza politica ed economica che dilaga in America Latina dal Venezuela,
all’Argentina, Uruguay, Bolivia, Ecuador, Nicaragua e anche Guatemala, Panama’
e domani Peru’. Alleati stretti degli Usa nel cono Sur sono rimasti solo El
Salvador e la Colombia.Tutto cio’ nel segno dell’ALBA,Alternativa Bolivariana
per le Americhe inventata da Fidel e Chavez. Il Cardinal BERTONE. Il primo
atto in politica estera di Raul nuovo presidente e´stata la lunga visita di
una settimana del Segretario di stato del Vaticano cardinale Tarcisio Bertone
che si e’ riunito col cardinal Jaime Ortega arcivescovo dell’Avana, altre
autorita’ ecclesiastiche ( a Cuba oggi sono aperte al culto 523 chiese
cattoliche con oltre 1200 sacerdoti e diaconi). Il cardinal Bertone ha parlato
alla cattedrale dell’Avana, ha viaggiato per Cuba, celebrato messe, inaugurato
una grande statua a Papa Woytila a Santa Clara (non molto lontana da quella
del Che Guevara), ha tenuto una conferenza all’universita’ della capitale e ha
visitato anche la scuola di scienze mediche dell’Avana ( un’idea di Fidel del
1998) dove studiano totalmente gratis alcune migliaia di studenti, molti anche
stranieri. Tra essi c’erano ad attendere il cardinale anche alcuni giovani
statunitensi che si laureano in medicina gratis a Cuba per poi tornare ad
esercitare negli Usa ( a luglio 2007 il Corriere pubblicava a pagina intera la
notizia di nove nuovi dottori nei quartieri popolari di New York laureati
gratis all’Avana). Il cardinal Bertone si e’ anche associato al giudizio di
antietico, ingiusto e crudele del blocco economico Usa contro Cuba ( del resto
condannato ogni novembre all’assemblea generale dell’Onu da oltre 180 nazioni
del mondo). Cosa aggiungere ancora sulla realta’ di Cuba oggi. Chiudiamo con
un argomento un po anomalo, quello sportivo, per segnalare che in aprile a
Cuba si faranno le Quarte Olimpiadi dello sport cubano (anche questa un’idea
di Fidel), con 2000 atleti e altri 16 paesi partecipanti. Poi alle prossime
Olimpiadi di Pechino, magari il prof.Dal Monte come fece gia a Sidney e ad
Atene dovra’ dire che facendo la percentuale tra numero della popolazione e
quantita’ di medaglie vinte alle Olimpiadi ,la piccola Cuba e’ in proprozione
la piu forte potenza sportiva del mondo. E in assoluto e’ dentro le prime
dieci-dodici al mondo, con un quinto posto assoluto a Barcellona 1992
assolutamente strepitoso. Le classifiche sportive vengono stampate su tutti i
giornali del mondo: quelle non si possono manipolare, mistificare, occultare.
Da parte della “disinformazione centrale e gregaria dell’impero”.
I CARAIBI, IL PETROCARIBE E IL CICLONE CHAVEZ
di
Marzio Castagnedi
dicembre 2007
Tranquilli, non e´un’allerta uragani, la stagione dei cicloni tropicali si e´chiusa con novembre e fino alla prossima estate non se ne riparla. Ma ora sui Caraibi e´arrivato un nuovo ciclone: non porta acqua ma pioggia...di petrolio e il suo nome e´Hugo Chavez, il vulcanico presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela. Chavez ha inaugurato venerdi 21 dicembre nella citta`cubana di Cienfuegos la quarta Cumbre Petrocaribe, il convegno economico-petrolifero che lo stesso Chavez lancio’ per la prima volta il 29 giugno del 2005 a Puerto La Cruz in Venezuela. Presente naturalmente Raul Castro con diversi ministri cubani (tra i quali due donne ministro) e i rappresentanti, tra capi di Stato e di governo, dei sedici paesi caribegni aderenti piu il diciassettesimo ora entrato, l’Honduras.Si va dai piccoli Granada, Guyana, Jamaica, Barbados, Suriname, Granadinas, Trinidad & Tobago ai piu grandi Cuba, Haiti, repubblica Dominicana eccetera. Tutti i lati del “grande lago Caribe”- come lo chiama Chavez- sono rappresentati in un accordo straordinario nel quale il Venezuela da´200mila barili di greggio al giorno, circa il 10 per cento della sua produzione totale. Ha detto nel suo discorso Hugo Chavez: “Il Venezuela produce e vende petrolio nel mondo dal 1914, e in quasi un secolo e´la prima volta, oggi con Petrocaribe della Rivoluzione Bolivariana, che una parte di questo petrolio viene ceduta a prezzo di costo industriale con il pagamento del solo 60 per cento all’imbarco e il resto rateabile in 25 anni praticamente senza interessi. E´chiaro, e´la prima volta che il petrolio viene usato per solidarieta´e per sviluppo economico e sociale non per lucro. La comunita´dei paesi del Caribe deve unirsi sempre di piu´verso il grande progetto dell’unione di tutta l’Americalatina, il sogno di oltre 150 anni fa di Simon Bolivar e Jose Marti`.Siamo stati oppressi da colonialismo e neocolonialismo per quattro centinaia d’anni, prima quello spagnolo, poi quello nordamericano. Ora abbiamo aperto una strada nuova che le minacce e le manovre reazionarie e imperiali non potranno fermare”. Applausi scroscianti, e´ovvio, durante la cerimonia di reinaugurazione del complesso petrolchimico Camilo Cienfuegos (nell’omonima citta´caribegna cubana ) quasi fermo da alcuni anni. Qui, i cubani vanno ora a raffinare 65mila barili di greggio venezuelano al giorno in una impresa mista venezolano-cubana Pedevesa-Cupet. Ma non solo; si produrra´anche gas, fertilizzanti per l’agricoltura, il pvc e altri materiali derivati come quelli che hanno consentito la costruzione in soli due mesi di 100 “petro-case” (servizi igienici moderni, ampie finestre, telefoni) del nuovo villaggio Bolivar che ospita le nuove maestranze. Il composto di fabbricazione delle petro-case (di cui saranno impiantate fabbriche per inviarle a molti altri paesi caraibici ) deriva dalla mescola del policloruro di vinile col sale marino e davanti al porto di Cienfuegos di acqua salata caribeña ce n’e´in abbondanza. “Apriremo, altre raffinerie, una anche in Nicaragua sul bordo dell’Oceano Pacifico”- ha aggiunto Chavez guardando il presidente nicaraguense Daniel Ortega –e dico che il Venezuela ha petrolio ancora per i prossimi 150- 200 anni e i primi che devono sfruttarlo siamo noi ,Paesi fratelli del Caribe e dell’America latina”. Dal canto suo Raul Castro ha ricordato che” il consumismo sfrenato di Usa, Europa e del mondo occidentale e’ un fenomeno folle e maggior responsabile dell’inquinamento mondiale che porta ai cambiamenti climatici e al gravisimo pericolo per il pianeta e le specie viventi che lo abitano compresa quella umana. Una gestione oculata delle risorse e Il risparmio rimangono le prime cose da perseguire”,ha aggiunto. Infatti il governo di Cuba ha installato gratis nelle case14 milioni di lampadine a risparmio e ha venduto a prezzi politici e rateizzati un milione e mezzo di nuovi elettrodomestici a forte risparmio energetico”. A Cuba si stanno impiantando e sviluppando parchi di torri eoliche in zone delle provincie orientali e di tipo nuovissimo e davvero rivoluzionario:quando arrivano gli uragani estivi le alte torri possono essere abbassate verso il suolo per non venire danneggiate. Da parte sua Il Venezuela ha installato nel paese 36 milioni di lampadine a basso consumo e prosegue tutte le campagne in favore della popolazione ( con la fondamentale collaborazione cubana) coi corsi di alfabetizzazione, cure mediche, somministro di alimenti base a prezzi sovvenzionati, iniziative sociali e culturali.Tutto questo –ha detto ancora Chavez- non piace all’Impero statunitense abituato da troppo tempo a dettar legge nelle nostre economie e nei nostri paesi”. A questo proposito va segnalato il fatto che il presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernadez, rispondendo a una domanda giornalistica un po maliziosa, ha detto che il suo Paese osserva con attenzione la realta’ degli accordi dell’ALBA, alternativa bolivariana per le Americhe, e studiera´ come eventualmente aderire. (Attenti amigos dominicanos, che nel 1965 ventimila marines yankee invasero Santo Domingo sparando e cannoneggiando a vista).Ha concluso il presidente Chavez la cumbre politico-energetica di Cienfuegos con la frase.” Petrocaribe non e´un incontro internazionale, bensi’ uni-nazionale: siamo popoli fratelli che devono perseguire l’unita’ per trionfare.” Sabato 22 dicembre Hugo Chavez e´stato per la prima volta a Santiago de Cuba dove con Raul Castro ha percorso vari chilometri su una jeep scoperta alla testa del corteo di auto e tra una immensa folla di santiagueri plaudenti. Ha visitato la tomba di Jose´Marti´, e il cuartel Moncada e la granjita Siboney dove 1l 26 luglio del 1953 Fidel Castro diede inizio alla lotta guerrigliera della Rivoluzione cubana. Lo stesso Chavez si era incontrato con Fidel per oltr due ore all’Avana prima del viaggio nell’oriente cubano. L’America Latina ha iniziato da alcuni anni una rivoluzione politica, economica e sociale pacifica e democratica da cui solo pochi paesi sono finora rimasti fuori:tra essi il Peru`, Colombia, Costa Rica, El Salvador. Anche il Cile, ma con un atteggiamento molto amichevole coi paesi dell’ALBA, tanto che la presidente cilena Michelle Bachelet sta trattando col governo boliviano di Evo Morales per dare alla Bolivia uno sbocco al mare sulla costa dell’oceano Pacifico.Quello guidato da Chavez e ispirato da Fidel, e´verosimilmente il fenomeno politico piu nuovo e interessante oggi al mondo. Da due anni trasmette TELESUR, la tv internazionale dall’Avana a Caracas, da Rio de Janeiro a Buenos Aires, da Montevideo a La Paz, da poco e´stata inaugurato il BANCO DEL SUR non speculativo ma impulsore di attivita´economiche e sociali comuni, ad agosto il Venezuela lancera´dalla Cina il suo primo satellite per le telecomunicazioni latinoamericane (che cioe’ non passeranno piu`per gli Usa ), l’ALBA Bolivariana e`una realta´molto concreta mentre gli Usa hanno perduto molto terreno in tutti i campi nel cono Sud. Per esempio il nuovo presidente ecuadoriano Rafael Correa non ha rinnovato l’accordo di una grande base militare nordamericana. Sono ormai lontani gli anni dei fedeli pupilli di mister Kissinger, da Barrientos in Bolivia a Somoza in Nicaragua, da Pinochet in Cile ai generali argentini Videla e Galtieri, sui quali finalmente ora il governo argentino ha riaperto i processi contro gli aguzzini dei 30mila desaparecidos. I nuovi governi di Kirschner e ora di sua moglie Cristina Fernandez –di straordinario impegno e successo- hanno risollevato l’Argentina dopo il terribile fallimento degli anni ‘90 del governo ultraliberista di Carlos Menem. In Europa e in Italia, sopratutto, pare che di tutto cio` non se ne sia sostanzialmente accorta la classe politica e dirigente, mentre l’opinione pubblica e’ quasi completamente disinformata. Non pretendiamo che “La Casta” dei politici italiani, troppo occupati a farsi milionari e a inventare di continuo formulette e nuove aggregazioni partitiche –a nostro personale avviso al limite della follia o del ridicolo - capiscano cosa sta avvenendo di nuovo in America Latina. Ma che dia una informazione saltuaria, prevenuta, superficiale e provinciale il “grande” sistema giornalistico italiano questo ci sembra davvero imperdonabile. Su qualche quotidiano pontificheranno su Fidel e Raul Castro e Chavez e sulla nuova America latina dell’alternativa Bolivariana, “opinionisti” che dalla loro poltrona dei loro ricchi giornali (dai milioni di euro di finaziamento pubblico) non si muovono praticamente mai e meno che meno viaggiano in Centro-Sud America. Eppure per spiegare basterebbe davvero poco con tante tv che trasmettono 24 ore. Mezz’ora, solo mezz’ora in tv per esempio di questo importante viaggio di Chavez a Cuba e del PetroCaribe. Il pubblico italiano si farebbe una sua opinione personale vedendo un po di immagini e ascoltando qualche brano di discorso. Sui circuiti internazionali c’e’ tutto, immagini e audio, su Cubavision Internacional e su Telesur: basterebbe trasmetterli, solo un po (non i coriandoli di qualche secondo che ogni qualche mese appaiono raramente in poche reti tv italiane). No, far vedere e ascoltare e mostrare seriamente (cioe’ non solo coi commenti “teleguidati” dei cronisti nostrani) qualcosa della nuova America Latina in Italia non si puo`fare. Le tv nostrane preferiscono divagare, distrarre,sorvolare. Sono troppo occupate coi ripetitivi format politici confusionari e a “rissa libera” e dall’altra parte coi quiz del regalo facile a base di euri tramite,giochini vari,indovinell, quiz e pacchi. Ecco, il “Vero Pacco” distribuito agli italiani e´la disinformazione.
29 FESTIVAL INTERNAZIONALE NUOVO CINEMA LATINOAMERICANO DE LA HABANA
di
Marzio Castagnedi
dicembre 2007
HANNA SCHYGULLA, la famosa ed eccellente attrice tedesca presente al festival e tra le personalita´premiatrici, ha detto nel suo ottimo spagnolo che “L’Avana e la sua gente sono per lei come sempre cose meravigliose”, mentre GAEL GARCIA BERNAL, l’ attore messicano emergente e di gran successo internazionale (“Amores perros”,”I diari della motocicletta”,”Babel”,”La mala educacion”) ha riaffermato il suo compiaciuto stupore per le centinaia di migliaia di spettatori che hanno affollato le venti sale cinematografiche della capitale cubana con un “ e’ una cosa molto bella che non si vede da nessu’altra parte”.( Certo, il Festival de La Habana non e´come quelli piu famosi tipo Cannes o Venezia inserrati in solo una o due grandi sale principali. Invece la rassegna habanera ha carattere volutamente popolare ed e’ offerta a una gran massa di pubblico e non solo nella capitale ma anche in parte itinerante in altre citta´dell’isola.) Meno garrulo, anzi proprio triste, il messaggio inviato dagli Stati Uniti dal noto regista BRIAN DE PALMA autore del crudo e straordinario “REDACTED” -sulle atrocita’ delle truppe Usa nella guerra in Irak, gia premiato a Venezia e che ha inagurato il festival habanero - dove il cineasta statunitense dice:” Sono davvero dispiaciuto di non poter essere presente con tutti voi, ma il mio governo mi ha negato il visto per venire al festival de La Habana”. (Per la serie:la piu´grande democrazia del mondo”!). Nella breve rassegna del cinema italiano “brillava” la presentazione di un film come “Ole’”, di Carlo Vanzina con Massimo Boldi campione di incassi. In Italia. (Per la serie “Facciamoci riconoscere”). Si’ purtroppo e`proprio cosi`, dato che un festival come quello de La Habana e` caratterizzato da un molto interessante panorama di film internazionali anche europei e naturalmente molti latinoamericani di seria indagine psicologica e sociale e anche di ricerca stilistica in molti casi diretti da registi giovani.E tra i tanti film non mancano anche quelli brillanti e di carattere ironico e umoristico, ma sempre ispirati a un certo impegno e dignita´.(E noi, invece, inviamo e facciamo vedere i nostri “Ole’” con Massimo Boldi! ).Torniamo ai premi del Festival de La Habana Il Primo premio Coral e’ andato al film messicano LUZ SILENCIOSA, di Carlos Reygadas, il cui lavoro molto raffinato ha ricevuto anche i premi per la migliore colonna sonora e la miglior fotografia. Il secondo Coral di fiction e’ stato assegnato al film brasiliano L’ANNO IN CUI I MIEI GENITORI PARTIRONO PER LE VACANZE, di Cao Hamburguer, e il terzo al film argentino EL OTRO ( L’Altro), diretto dal trentacinquenne Ariel Rotter che e´valso al suo interprete,Julio Chavez, il premio per il miglior attore.EL OTRO e’ un film di speciale interesse psicologico, incentrato su un occasionale e drammatico cambio di identita´e di vita di un uomo ( un tema gia al centro di un grande film come fu “Professione :reporter” di Antonioni, nel 1975). Ancora una volta nel vasto Festival habanero emergono le tre cinematografie forti del continente Latinoamericano, cioe’ Argentina ,Brasile e Messico, e a nostro parere il piu bel film proiettato qui all’Avana e’ stato proprio un film messicano del notevole e sperimentato regista Paul Leduc autore di “COBRADOR:IN GOD WE TRUST” a cui la giuria principale ha assegnato solo il premio per il miglior montaggio, ma che ha avuto diversi altri premi “collaterali” come quelli della stampa cinematografica cubana e quello della Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba. “COBRADOR” e´stato girato tra New York, Citta´del Messico, Buenos Aires, Rio de Janeiro e la selva amazzonica ed e´a doppia faccia. Altamente spettacolare e intensamente significativo sull violenta follia diffusa nel mondo contemporaneo. Il regista Paul Leduc ha detto che il suo film e´ “un racconto sulla violenza della globalizzazione e sulla globalizzazione della violenza e che sono gli spettatori a dover completare secondo il proprio giudizio la provocazione degli eventi- reali e simbolici - raccontati dal film”. “COBRADOR” e´un’opera molto moderna nella sceneggiatura e nello stile narrativo, di secca e dura efficacia, e conta su un cast di primordine capeggiato da uno straordinario e ritrovato Peter Fonda. Fotografia eccezionale che abbiamo visto in proiezione sui due supporti. La copia su pellicola 35 millimetri e la copia su video. Senza partita. A favore della “vecchia” pellicola, naturalmente. Tra i tanti titoli che non possiamo citare tutti, ricordiamo il premiato documentario ARGENTINA LATENTE del grande Fernando Solanas che gia negli anni scorsi aveva realizzato MEMORIA DEL SACCHEGGIO e LA DIGNITA’ DEGLI ULTIMI. Una trilogia eccezionale che fa di Solanas il piu importante documentarista esistente assieme alla regista statunitense di origine latinoamericana Estella Bravo di cui e´stato premiato ”CHI SONO IO ?”, penetrante documentario sui bambini rubati dai militari argentini alle migliaia di desaparecidos loro vittime durante la feroce dittatura militare anni ’76-’83. Il lavoro di Estella Bravo e´stato subito trasmesso dopo il festival dalla televisione cubana. Infine una citazione per il nuovo e giovane cinema cubano che ha ricevuto il terzo premio Opera prima con” EFFETTI PERSONALI”, a tratti dolente ma anche vitale e spiritosa commedia diretta con bella freschezza dal debuttante Alejandro Brueges. Un premio per la miglior regia e´andato allo sperimentato veterano del cinema cubano Fernando Perez autore di “MADRIGAL”. La grande rassegna di cinema de La Habana si e’ chiusa con la proiezione, davati a 4000 spettatori nel gigantesco teatro Karl Marx, del super-documentario LA TERRA: IL FILM DEL NOSTRO PIANETA AZZURRO prodotto dalla Tv inglese BBC e diretto da Alastair Fothergill e Mark Linfield. Straordinarie immagini dall’Artico all’Antatride, dalla cima dell´Himalaya alle foreste, le savane i deserti per il “pianeta fortunato”, quello con la vita che conosciamo in una natura ancora splendida. Ma, come bene oggi si sa, sempre piu fragile e sempre piu´ pericolosamente minacciata dal letale inquinamento prodotto dalla esasperata attivita’ industriale e consumistica dell’”animale uomo”.
ALL’ONU IL MONDO CONTRO GLI USA
di
Marzio Castagnedi
31 ottobre 2007
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite per il sedicesimo anno consecutivo ha votato contro il blocco commerciale, economico e finanziario imposto da 47 anni dagli Usa contro Cuba, e quest’anno con il più grande numero di nazioni, ben 184 votanti contro il blocco e a favore di Cuba (lo scorso anno furono 183).! Un solo paese astenuto, Micronesia, tre assenti dal voto,l’Irak ( ma e’ oggi un paese o un ammasso di macerie e cadaveri?) e Albania e El Salvador ( piccoli stati tra i residui paladini Usa, eclissatisi dall’aula per evitare la figuraccia) e quattro i voti negativi:quello, ovvio ,degli Usa, quello della loro “dependance” politico-militare nel Medio Oriente, Israele, piu due specie di “protettorati minuscoli”,le isole Palau e il micro-arcipelago delle Marshall da anni poligono missilistico yankee nel Pacifico. Proviamo dunque ad immaginare la faccia del mondo, del pianeta, segnando i punti del voto con le 184 nazioni sparse su tutti i continenti a favore di Cuba e solo quei 4 puntini neri isolati e vergognosi contro. Quello degli Usa contro Cuba e’ il piu lungo e crudo blocco economico, commerciale e anche “culturale” mai esistito nella storia, e Cuba calcola in almeno due centinaia di miliardi di dollari i danni ricevuti nel corso del tempo con una quantita´di privazioni che la popolazione cubana ha dovuto subire a causa del bloqueo o embargo,definito da una grandissima parte di osservatori internazionali come violatore di disposizioni dell’Onu, di leggi internazionali e in disprezzo di ogni senso morale ed etico nell’impedire a un paese il libero commercio con misure non solo relative agli Usa, ma da questi estese anche a molti paesi terzi con ricatti e minacce. “Questo e’ il nuovo maccartismo del ventunesimo secolo ed e’una pratica medioevale “- ha affermato il ministro degli esteri cubano Perez Roque nel suo discorso all’Onu.Ma il ministro ha allegato anche precise argomentazioni e alcuni esempi tra i tantissimi di persecuzione. Ha chiesto ai rappresentanti mondiali dell’Assemblea perchè, per esempio, “gli Usa impediscono la partecipazione di Cuba alla Fiera del libro di Porto Rico: perchè impedire i normali scambi culturali tra le nazioni? forse i governanti statunitensi hanno paura della brillante produzione letteraria e culturale cubana? Perchè negano in continuazione visti di accesso negli Usa a personalità cubane tra artisti, scienziati, medici, dirigenti sportivi invitati a congressi e convegni di carattere internazionale, alcuni indetti e organizzati direttamente anche dalle Nazioni Unite? “ Negli ultimi anni-aggiungiamo noi- gli Usa sono arrivati a negare, tra l’altro in certi casi all’ultimo minuto, visti anche a squadre sportive cubane con la protesta delle federazioni internazionali. Fenomenologico e vergognoso fu tre anni fa, poco prima della sua scomparsa, la negazione del visto a viaggiare negli Usa per Ibrahim Ferrer il mitico cantante dei Buena Vista Social Club che era stato invitato in California per ritirare il premio Granmy Latino. Ad Adriana Perez, moglie di uno dei cinque cubani antiterroristi da nove anni ingiustamente in prigione negli Usa, due anni fa venne concesso finalmente il visto per visitare per la prima volta il coniuge rinchiuso in un carcere del Texas. Adriana viaggiò negli Usa, ma, proprio nella sala d’attesa della prigione nordamericana, le venne comunicato che per “cavilli burocratici” veniva annullato il permesso. Beh, questo e’ puro sadismo ! La cosa e’ stata resa nota mesi fa nel corso di una intervista tv in Siviglia,Spagna.Nel contempo gli Stati Uniti d’America (“la più grande democrazia del mondo”, come si sente ancora ripetere da pezzi piccolini o grossi della politica italiana, per i quali l’invasione, l’occupazione militare, i bombardamenti massivi in Afganistan e in Irak, le torture di Abu Grahib documentate da tante orrende fotografie, i voli segreti e i centri di detenzione clandestini della Cia, le torture ai prigionieri della base penale Usa nel territorio cubano illegalmente occupato nell’isola di Cuba a Guantanamo, sono evidentemente cose di poco conto) non solo vietano ingressi legali negli Usa a personalità cubane ( però stimolano e favoriscono i viaggi clandestini per mare operati dai criminali trafficanti di esseri umani con sedi in Florida) ma puniscono anche chi dagli Usa offre simbolici aiuti umanitari o solo tenta di viaggiare e Cuba. “Sono stati pesantemente multati i Pastori per la Pace e l’Unione delle Chiese Battiste – ha proseguito il ministro degli esteri cubano- così come esprimiamo la nostra solidarietà ai cineasti Oliver Stone, gia pesantemente multato per aver filmato a Cuba il documentario “Comandante” e incontrato Fidel Castro pochi anni fa, e Mickael Moore oggi sotto inchiesta per essere stato a Cuba nel marzo scorso per filmare alcune sequenze del suo documentario-denuncia “Sicko” che ha avuto grandissimo successo in tutto il mondo. Ma gli Usa- ha aggiunto Perez Roque- fanno anche di peggio. Dopo gli inasprimenti del blocco con le leggi Torricelli (1992) e Helms-Burton (1996) oggi hanno ristretto ancora – di due terzi- le possibilità di visitare parenti a Cuba per cubani che vivono negli Usa, hanno imposto la riduzione sempre di due terzi delle rimesse economiche verso l’isola e puniscono pesantemente anche i cittadini statunitensi che si arrischiano a viaggiare nell’isola caraibica.” Noi aggiungiamo che le multe negli Stati Uniti inflitte per i singoli cittadini possono arrivare quasi a centomila dollari e a un milione per le imprese. Negli aeroporti di Cancun, Messico, e in altri canadesi agenti nordamericani in borghese cercano di individuare cittadini americani che vorrebbero viaggiare a Cuba. Ancora nell’anno 2000 giunsero nell’isola caraibica quasi centomila turisti statunitensi, oggi praticamente quasi nessuno. Clamoroso e oltre il ridicolo fu non molto tempo fa il caso di uno statunitense che fumava tranquillamente un sigaro cubano Cohiba in un aereoporto canadese. Spiato venne denunciato per questo reato! Anche questa e’ una delle tante regole del blocco degli Usa contro Cuba. Ma l’impero statunitense ha allargato anche fuori dal suo territorio sanzioni, ricatti, minacce. Ha proseguito il ministro cubano: ”Apparecchiature mediche per bambini cubani affetti da aritmie cardiache cardiache non le possiamo più comprare presso ditte che prima ce li vendevano, così come abbiamo difficoltà a reperire altri strumenti medici importanti per la dialisi, analisi e medicamenti chirurgici. Su altri piani si sono effettuati fenomeni come i seguenti. Le catene alberghiere Ritz,Carlton, Hilton e Marriott hanno ricevuto l’ordine di espellere immediatamente tutti i musicisti cubani sotto contratto dai loro hotel in tutto il mondo ( possono lavorare solo musicisti cubani che vivono in Florida che sono apertamente anticubani) e addirittura la portavoce della Hilton, a Londra in una conferenza stampa, e’ arrivata a dire che qualsiasi cittadino cubano viene rifiutato, espulso o anche multato dai loro alberghi ovunque nel mondo.” E Ancora; in Norvegia fece scandalo l’episodio dell’hotel Scandic che eveva accettato prenotazioni di una delegazione cubana per una Fiera del turismo nella città scandinava. Acquistato nel frattempo dalla Hilton l’albergo cancellò di colpo la presenza dei cubani. Ancora l’impresa turistica spagnola Pullmantur, anche qui acquistata da una multinazionale Usa,la Royal Caribbean, ha dovuto cancellare le crocere nell’isola di Cuba.Altri divieti hanno colpito ditte britanniche, finlandesi, tedesche, giapponesi: se vendono merci e apparecchiature che gli Usa ritengono vietate per Cuba, le aziende vengono sanzionate: All’estero, nei loro propri paesi!. Il 4 maggio scorso la britannica PLS Energy Services e’ stata multata con 164mila dollari per aver venduto a Cuba attrezzature per l’industria petrolifera. Strunentazioni per anestesie e monitor medici sempre acquistati presso la finlandese Datex-Media furono vietati dopo che la ditta fu comprata dalla General Electric. Un espectrofotometrico a raggi infrarossi della giapponese Shimadzu prima vemduto a Cuba e’ stato vietato dagli Usa, così come l’impresa tedesca Basf AG non ha più potuto vendere prodotti erbicidi ne dalla Gemania ne dalle sue succursali in Americalatina. Anche la banca “Netherland Caribbean Bank delle Antille Olandesi, ricattata con la minaccia di congelamenti di conti negli Usa, ha ricevuto la proibizione per effettuare qualsiasi transazione finanziaria con Cuba. Come si vede un quadro di misure punitive banditesche quelle eseguite dagli Usa contro Cuba, ma Perez Roque ha concluso il suo intervento con una denuncia ancor più pesante:”Gli Stati Uniti con loro servizi speciali sono riusciti ad arrivare a conoscere relazioni e rapporti bancari riservati della SWIFT (Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali) e a seguito di ciò negli ultimi anni hanno esercitato fortissime pressioni contro più di una ventina di banche internazionali per costringerle a eliminare qualsiasi collaborazione e transazione finanziaria ed economica con Cuba”. Il discorso di Perez Roque e’ stato applaudito al Palazzo di vetro e moltissimi delegati si sono complimentati con lui, e all’Avana in un salone del ministero degli esteri circa duecento funzionari hanno assistito in diretta tv al dibattito dell’Onu e alla seguente votazione, il tutto poi trasmesso integralmente in tv alla mesa redonda delle sei del pomeriggio. Ha trasmesso anche Telsur in vari paesi dell’America latina e Perez Roque e’ stato intervistato dalla tv nordamericana CNN es español.. Il grande successo dei 184 voti a favore della eliminazione del blocco contro Cuba ha sollevato applausi, entusiasmo e anche qualche lacrima di commozione e gioia. Quindi un grande successo culturale di umanità e solidarietà prima ancora che diplomatico e politico per Cuba. Ripetiamo, il massimo storico dei voti del mondo contro gli Usa e contro “ el criminal Bloqueo contra Cuba.” Il povero Bush junior la settimana scorsa aveva con un bella faccia tosta convocato stampa e diplomatici e congressisti per uno dei suoi minacciosi discorsi anticubani invitando a votare per lui e per il suo piano per “una transizione democratica a Cuba”( di cui ha gia da tempo nominato il suo proconsole nell’isola per eseguire i suoi ordini!). Eccolo qua il risultato:184 no del mondo contro l’amministrazione Bush. Con il gradimento in caduta libera, al minimo piùstorico di sempre, al 25%,con un esecutivo in dissolvimento, Bush junior non poteva che raccogliere un fallimento. Che dire di un presidente che, per esempio, impone pochi giorni fa una legge nel suo paese (il piu ricco del mondo) che impedisce a 5 milioni di bambini poveri statunitensi di avere assistenza medica, per dirottare quei finanziamenti alle armi per le mattanze in Irak e Afganistan ?! Quanto al popolo cubano ha accolto il voto dell’Onu con entusiasmo e con la forza di chi il blocco lo sopporta da decenni con sacrifici ma con inesauribile spirito di resistenza e di lotta. Riuscendo anche ad esportare all’estero ai poveri dell’America latina,Africa e Asia assistenza medica gratuita. Come ha scritto Fidel le idee e la solidarietà sono più forti dei muri di pietre e di odio.
Marzio Castagnedi
ottobre 2007
Sistemando un po' di fotocopie e ritagli m'è capitata tre le mani la pagina 25 di "La Repubblica" di venerdì 27 luglio scorso interamente incentrata sulla festa del 26 luglio a Cuba, storica data nel 1953 del primo atto armato della guerriglia castrista con l'assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba, la più importante installazione militare batistiana nell'Oriente dell'isola.
La pagina in questione contiene due articoli e una foto con didascalia.
Il primo pezzo è a firma di Omero Ciai, celebre specie tra coloro che conoscono bene Cuba e che poi leggono gli articoli dell'inviato di Repubblica che ogni tanto vola per pochi giorni all'Avana. Questa volta il giornalista scrive dalla redazione italiana incentrando il pezzo sull' "enigma" dell'assenza di Fidel Castro dalla scena pubblica ad un anno dalla malattia e da diversi mesi in convalescenza. Scrive tra l'altro Ciai. "Nel suo discorso a Camaguey il minore dei fratelli Castro, Raùl, è stato chiamato per la prima volta ad officiare le celebrazioni". No, non è esatto. Perché Raùl aveva gia svolto questo ruolo nel 1997 quando parlò quaranta minuti il 26 luglio di quell'anno nella plaza de la revoluciòn di Las Tunas. Fidel in quel periodo non stava bene e rimase per tutto il tempo della manifestazione seduto, così come pochi giorni dopo all'Avana, dove si svolgeva l'Incontro internazionale della Gioventù e degli studenti, apparve soltanto pochi minuti sulla scalinata dell'università.
Più avanti nell'articolo si nomina Luis Posada Carriles e si scrive che "il terrorista anticastrista reo confesso è il mandante degli attentati sull'isola nell'estate del '94". No, anche qui l'articolo di Repubblica non è esatto perché le bombe a cui si riferisce sono dell'anno 1997 (e non 1994) e fu proprio il 13 luglio e il 4 settembre di quell'anno, una decada fa, che il terrorista mercenario salvadoregno Cruz Leòn piazzò otto ordigni esplosivi negli hotel dell'Avana uccidendo, al "Copacabana", Fabio di Celmo.
Riguardo la didascalia della foto della Moncada, è scritto che nell'attacco alla caserma i ribelli guidati da Castro erano 123. Si, tanti uscirono nella notte dalla Granjita Siboney (la fattoria alle porte di Santiago dove si erano segretamente raggruppati), ma una ventina di loro andarono ad attaccare un'altra caserma, la De Cespedes nella vicina città di Bayamo.
E veniamo al secondo articolo della pagina 25 del 27 luglio 2007 di "La Repubblica" a firma di Carlos Franqui, collaboratore del quotidiano italiano da Miami ( dove risiede da quarant'anni, uscito da Cuba nel 1967 e mai più tornato nemmeno per un minuto sul suolo cubano). A Franqui è affidata l'analisi politica e sociale su Cuba e lui tra l'altro scrive (udite,udite). "L'Avana è abbandonata e più di metà delle case sono inagibili o crollanti". Diavolo, non ci sono state notizie che la capitale cubana sia stata colpita da un uragano super-super categoria o da uno tsunami! Sì, perché essendo L'Avana popolata da 2 milioni e 300mila persone e se la metà delle case sono inagibili e crollanti (come dice Franqui) solo uno tsunami super potrebbe causare danni tali. E dove abiterebbe tutta questa gente della presunta metà delle case crollanti di cui Franqui afferma l'esistenza? No, Franqui, anche in questo caso l'articolo di Repubblica "non è esatto". L'Avana abbandonata? Ma se è piena di traffico automobilistico che si è triplicato negli ultimi dieci anni. Ma se è piena di gente, vedere calle Obispo, calle Neptuno sempre affollate in Havana vecchia, Centro Havana. Fate la spesa agli agromercati in calle 17, 25, 41,60 eccetera o ad esempio ai centri commerciali Carlos III, Focsa, Galeria Paseo, : è pieno di gente. Sulla infinita Quinta avenida e in altre strade a scorrimento veloce ci sono nuovi semafori sconosciuti anche in Europa: sopra le tre luci classiche c'è una grande lavagna luminosa che conta il tempo disponibile in secondi, in verde e in rosso, per agevolare il flusso di veicoli in arrivo da lontano. Ma quale Avana abbandonata.
Due anni fa Cuba ha comprato in Cina tremila pullman nuovissimi, entravano grandi navi nel porto-canale con tutti i pullman stipati sui ponti. Scrive ancora Franqui. " Il turismo si è ridotto del 40%, anche nei grandi alberghi dell'apartheid solo per stranieri ". No, non è esatto. Perché i dati dicono che solo i turisti canadesi, storici a Cuba, sono 950mila all'anno e sono loro sì il 40% del totale, cioè oltre i due milioni di visitatori. Chi viaggia per le strade cubane e anche lungo l'autostrada centrale (da Pinar del Rio a Ciego de Avila, sono oltre 500 chilometri) può vedere la quantità di auto targate turismo che si incrociano. Ci sono molte migliaia di auto da turismo noleggiate continuamente da molte decine di migliaia di visitatori stranieri a Cuba. E vanno in giro tranquillamente per ogni città,spiaggia e angolo dell'isola : quale apartheid. Tra l'altro da qualche tempo in diversi normali alberghi turistici si incontrano anche famiglie di cubani. Viaggiate, girate per Cuba e vedrete. Eh, certo, Carlos Franqui che pontifica su Cuba dalle pagine di Repubblica, queste verifiche non le può fare. Sta comodo a Miami da 40 anni. In un altro articolo un paio d'anni fa scriveva che " a Cuba imperano la fame e il terrore. E Cuba è una maceria politica, sociale, economica e culturale". Questa è grave disinformazione, si tratta di notizie false e menzognere, precostituite scientificamente contro l'isola ribelle. Chissà chi fornisce notizie e dettagli fasulli al columnist mister Carlos Franqui da Miami collaboratore del giornale italiano La Repubblica. Amici suoi che "vedono" per lui e a modo loro L'Avana e Cuba. Sono le stesse notizie e tesi di Posada Carriles e Orlando Bosch e delle centrali terroristiche e mafiose, dei falchi politici e politicanti repubblicani della Florida. Franqui scrive anche" di 100.000 detenuti comuni nelle carceri cubane". Fa cenno alla criminalità proprio dalla nazione che ha tra i più alti indici di criminalità del mondo, dalla nazione delle stragi nelle scuole, record i 33 uccisi all'università della Virginia non molto tempo fa.
A inizio anno un altro giornale italiano, "Il Manifesto" ha pubblicato un breve articolo che diceva così:" Zitta,zitta senza farsi troppo notare Cuba ha fatto registrare nel 2006 una crescita del Pil, prodotto interno, del 12%". Allora chi dice la verità, a chi credere? A La Repubblica o Il Manifesto? Chiudiamo proponendo la frase finale del suo programma alla tv cubana del giornalista Reynaldo Taladrid: "Ognuno tragga la sua propria conclusione".
di
Marzio Castagnedi
ottobre 2007
Tra le decine e decine di eventi, commemorazioni e manifestazioni in tutto il mondo, la principale cerimonia in ricordo del Comandante Ernesto Che Guevara e’ avvenuta l’8 otobre nella citta´cubana di Santa Clara, luogo dell’ultima battaglia vittoriosa della guerriglia rivoluzionaria cubana contro il criminale regime batistiano.Era la settimana conclusiva del dicembre 1958 e la colonna “Ciro Redondo” al comando del Che, dopo aver fatto deragliare il treno blindato carico di armi e di soldati inviato da Batista dall’Avana, il giorno 30 dicembre prese d’assedio la caserma della citta`dove erano asseragliati gli ultimi 600 soldati governativi.In quella battaglia finale mori’ Roberto Rodriguez, detto “El vaquerito”, giovanissimo comandante 22enne del plotone suicida, quello che apriva la strada nelle battaglie piu´dure. “ E’ come se mi avessero ucciso cento uomini”, disse il Che in quell’occasione. Poi fu la vittoria definitiva contro i batistiani e tre giorni dopo le colonne del Che e di Camilo Cienfuegos entravano trionfalmente nell’Avana liberata. Dunque Santa Clara citta’ simbolo del Che a Cuba e nella grande plaza de la revolucion a lui intitolata, il Che osserva idealmente dall’altezza della sua grande statua in bronzo di 6 metri il vasto perimetro della piazza che circonda il mausoleo e il museo dove dall’ottobre del 1997 sono tumulati i resti del rivoluzionario ritrovati in Bolivia nell’estate di quell’anno. 60mila persone sedute nella piazza, con orchestre, balletti, poesie, fiori e bandiere sotto lo scintillante sole del primo mattino. Per prima viene diffusa la voce di Fidel quando lesse, dopo la morte del Che, la lettera d’addio che egli aveva lasciato: un testo semplice, schietto e sentito, come era nello stile di Ernesto Guevara scrittore, ma anche una eredita´di lotta e di lealta´ come esempio per tutti. Alla presenza della figlia del Che Aleida, di Raul Castro da 15 mesi reggente del governo cubano durante la malattia e convalescenza di Fidel, del ministro della cultura Abel Prieto e di altri dirigenti politici, il discorso ufficiale e’ stato pronunciato da Ramiro Valdes Menendez oggi ministro delle Comunicazioni ma all’epoca uno dei comandanti della rivoluzione e compagno di lotta del Che. Ramiro Valdes ha detto che le ragioni e i motivi di ribellione di Ernesto Che Guevara e della rivoluzione cubana di ieri, sono tutt’ora validi e vigenti oggi perche’ nonostante le vittorie e i successi sociali cubani, le minacce e gli attentati dell’imperialismo statunitense e sopratutto della attuale amministrazione Bush contro Cuba non sono cessati, cosi’ come il mondo rimane pesantemente oppresso da un sistema politico-economico insostenibile che produce struttamento planetario su molte centinaia di milioni di esseri umani in condizioni di fame, malattie, ignoranza e di lavoro scarso e in condizioni subumane. Dopo l’intervento di Valdes la manifestazione e’ poi continuata con la graduazione di 250 piccoli pionieri della scuola media col fazzoletto azzurro in memoria del Che, figurazioni di banza e balletto e con una grande orchestra popolare e guajira che ha intonato la celebre canzone “Hasta siempre” del famoso compositore Carlos Puebla sotto lo sguardo di quella statua del Che, in uniforme di battaglia con la carabina in una mano e l’altra bendata dopo una ferita, rivolta in direzione sud-sud-est cioe’ verso il vicino massiccio montagnoso dell’Escambray, luogo di battaglie nella sua Cuba patria d’adozione, e verso la lontanissima Argentina sua patria di nascita. Da Cuba alla Bolivia, da Santa Clara a La Higuera il luogo dove 40 anni fa il Che fu atrocemente assassinato a freddo dopo 20 ore dalla cattura su ordine della Cia. A La Higuera sono saliti dalla citta´di Valle Grande in diecimila camminando per ore su strade di montagna e salendo in un paesino dove la memoria del Che e’ oggi vivissima, con un piccolo museo nella stessa piccola scuola del villaggio dove fu assassinato. Grande eco ovunque nei continenti per Il Che, le cui immagini e il cui volto, sono le effigi piu diffuse tuttora nel mondo come confermava in un suo programma la televisione spagnola. Chi ama il Che deve passare una volta per la sua plaza a Santa Clara (inaugurata nel 1989 e ad oggi visitata da 25 milioni di persone), ma i monumenti e le statue in onore del Che si stanno moltiplicando. Ne e’ stata elevata una enorme in Messico in stile moderno, un’altra e’ stata inaugurata in Venezuela sulle montagne dove viaggio’ nel 1952 il giovane Ernesto col suo grande amico Alberto Granado, un’altro monumento ancora si trova a Rosario nella citta’ natale argentina, e un’altro ancora e’ sorto nei pressi dell’aereoporto di Valle Grande, in Bolivia, dove in una fossa comune furono ritrovati i resti del Che e di cinque suoi compagni di lotta nel luglio ’97.Il Che aveva ragione e la storia e la realta’ lo confermano. Lui, medico ancor prima che combattente rivoluzionario, voleva portare in Bolivia, paese poverissimo, una nuova societa’ e una nuova sanita’. Per questo fu ucciso, ma oggi nella stessa Bolivia operano migliaia di medici cubani che portano sanita’ e cure a popolazioni in campagna e in montagna che non avevano mai visto un consultorio o un medico prima. Negli ultimi due anni il governo cubano ha costruito in Bolivia dieci piccoli ma efficienti ospedali in zone rurali. In questo ottobre 2007 a Cuba non solo si e’ celebrato Il Che Guevara, ma il giorno 6 e’ stato anche l’anniversario dell’abbattimento con una espolosione a bordo di un aereo cubano di linea nel cielo delle isole Barbados con la morte di 72 persone, attentato criminale operato dal terrorista Posada Carriles, gia agente della Cia, e sempre a piede libero negli Usa anche oggi quando i governi di Venezuela e Cuba ne chiedono l’estradizione. Ma, ancora, il 10 ottobre e’ un’altra data fondamentale per la storia di Cuba la maggior isola del Caribe in riferimento a quel 10 ottobre del 1868 quando Carlos Manuel De Cespedes nella sua fattoria “La Demajagua” dell’oriente di Bayamo libero’ i suoi schiavi e dichiaro’ l’inizio della Prima guerra di indipendenza cubana contro il dominio coloniale spagnolo. Sono passati oggi 139 anni da quella data storica, le colonie spagnole sono ormai lontane secoli cosi’ come i successivi 60 anni di repubblica-protettorato Usa a Cuba sono rinchiusi negli archivi e la maggior isola delle Antille e’divenuta una repubblica libera e sovrana solo a partire dal 1 gennaio 1959 con trionfo della Rivoluzione di Fidel e dopo difficolta’ enormi di allora e anche di oggi col proseguire dello spietato blocco economico nordamericano.. Questa e’ semplicemente a grandi linee la storia di Cuba, qui la conoscono perfettamente tutti gli scolari sin dalle elementari e tutti qui sanno che la battaglia del Che e di Fidel non fu altro che la continuazione e la conclusione di quella lunga lotta per l’indipendenza nazionale cominciata il 10 0ttobre del 1868 da Carlos Manuel de Cespedes e poi proseguita da Jose’ Marti’ e altri patrioti. Tutte queste cose le sanno perfettamente tutti i cubani dai nipotini piccoli ai nonni centenari. Chi non sa quasi nulla di cio’ sono...i tanti giornalisti italiani che scrivono, pontificano e vaneggiano dai loro comodi uffici nelle eleganti sedi dei loro ricchi giornali. Molti giornalisti italiani, ora tromboni,ora maggiordomi, che insistono a scrivere bestialita’ su Cuba senza conoscerne quasi nulla della realta’ positiva in fatto di stato sociale, cultura e senso di solidarieta’ internazionale. Opere e misfatti della “seconda casta”, quella giornalistica, ampiamente e riccamente finanziata dalla nota e impresentabile “prima casta”, quella politica. Viva il Che. Piu che mai ce n’e’ bisogno.
di
Marzio Castagnedi
6 giugno 2007
A dieci mesi dal ricovero in ospedale, il 3O luglio dell’anno scorso, con immediata operazione (la prima) all’intestino per diverticolsi emorragica, Fidel Castro e’ tornato a ripresentarsi ufficialmente, per ora solo in Tv, in una trasmissione-intervista di un’ora andata in onda ieri, martedi 5 giugno, nello spazio pomeridiano-serale dedicato solitamente alla “mesa redonda informativa”. Castro era apparso anche sabato alla tv cubana, ma solo per un minuto con pochissime parole nel salutare il segretario del PC vietnamita Nong Duc Manh al termine di un viaggio in Americalatina. Martedi invece una intera ora a conversare col giornalista Randy Alonso. E’ un evento, la prima apparizione piena, ripetiamo, dopo dieci mesi di malattia. Prima di entrare in ospedale l’estate passata, Castro aveva presieduto a Cuba la gran festa nazionale del 26 luglio. Fu una giornata molto dura per un ottantenne dato che Fidel inauguro’ alle 7 del mattino la manifestazione nella citta’ di Bayamo e alle 11 della sera parlava ancora nella citta’ di Holguin. Poi la sparizione ospedaliera interrotta da qualche rara foto nelle visite di Chavez all’Avana. Molti aspettavano Castro il 2 dicembre alla enorme e straordinaria manifestazione nella plaza de la revolucion de La Habana (era il 50 anniversario dell’arrivo a Cuba dal Messico del Granma con i suoi 82 guerrilleros rebeldes nel 1956), ma invano. Non si sapeva, ma allora Fidel stava nel momento piu critico, era stato operato piu volte, rischiato la peritonite, perso 22 chili, veniva alimentato da 4 mesi solo per via endovena. Poi da gennaio era iniziato il lentissimo recupero. Anche lo scorso primero de Mayo molti attendevano una sua comparsa en la plaza davanti a oltre un milione di persone, ma Castro non e’ ancora fisicamente del tutto pronto per ripresentarsi in pubblico. Oggi pesa 80 chili, e’ ancora magro per i suoi 187 centimentri di statura, si sta alimentando normalmente e attende ancora per il suo ritorno completo tra il suo popolo. Per ora veste la tuta bianco-rosso-blu della nazionale olimpica cubana. Quando tornera’ in mezzo alla gente lo fara’ indossando la sua famosa uniforme verde-olivo dei combattenti della Sierra Maestra. Quando? Non si sa. E’ possibile per il prossimo 26 luglio, un anno dopo la malattia, forse prima, a sorpresa, come talvolta gli piace fare. Per ora, da un paio di mesi, Fidel si e’ trasformato in gornalista coi suoi otto articoli che hanno fatto il giro del mondo e nei quali ha dimostrato la sua perfetta lucidita’ mentale e la consueta acutezza dell’analisi politica, economica e sociale del panorama mondiale non lesinando attacchi al” piu potente impero della storia” e ironie su Bush, definito dall’ex presidente Jimmy Carter “ il peggior presidente che abbiano mai avuto gli Usa”.Fidel ha iniziato la conversazione con qualche incertezza, poi ha parlato con brillante prontezza ( e’ un “diesel” si e’ sempre osservato, che si scalda col ritmo) ha annunciato che fara’ altre piccole tavole rotonde in tv, ma e’ un fatto che il “vecchio leone del Caribe” ha dimostrato ancora una volta di avere sette vite e di star vincendo l’ennesima battaglia. La sua salute e’ travagliata da tempo. Anche nel gennaio ’98, al tempo della visita a Cuba di Papa Woityla, non era proprio in formissima. Nel 2001 ebbe un piccolo svenimento sotto il sole terribile del giugno tropicale, nell’ottobre del 2004 una sera nella plaza Che Guevara a Santa Clara mentre si festeggiava il diploma di 20mila giovani infermiere e infermieri, scivolo’ su un gradino e cadde fratturandosi il ginocchio e la spalla. Si fece sollevare e termino’ la cerimonia prima di farsi ricoverare in ospedale. Quella caduta e frattura di Castro fu famosa, poiche’ fioccarono nel mondo dichiarazioni molto dure contro di lui. “Non gli facciamo certo gli auguri” –dissero in molti negli Usa e nel vecchio continente, e la commissaria europea signora Loyola de Palacio arrivo’ a una dichiarazione di puro odio: “spero che Castro muoia!” (ma- per la cronaca - quella maledizione non ha portato fortuna alla povera signora, scomparsa il Natale scorso). Anche il super terrorista Posada Carriles non ce l’ha fatta con Castro, quando nella cumbre ibero-americana del novembre 2000 a citta di Panama’ girava con otto chili di esplosivo C-4 progettando di far saltare in aria un’aula dell’universita’ dove Fidel era atteso. Da agosto 2006 governa Cuba suo fratello Raul (che ha appena compiuto 76 anni) e che e’ accanto a Fidel dal 1953 ai tempi del primo assalto alla caserma Moncada e che con lui ha condiviso prigione, esilio e battaglie. Tornando al contenuto della trasmssione tv, Fidel ha parlato a lungo del Viet Nam, della straordinaria ripresa odierna del paese asiatico. Ha ricordato l’invasione giapponese del Viet Nam negli anni 30 e 40, la guerra vinta contro il colonialismo francese nei 50 e la guerra vinta contro l’aggressione statunitense ( che e’ costata al popolo vietnamita oltre 4 milioni di morti). Ha ricordato anche di un suo viaggio nel 73 in Vietnam sotto le ultime bombe americane. Poi ha commentato con stupefazione dei mille feriti negli scontri di Rostock e ha criticato i G-8 rinchiusi in un albergo-prigione blindato da un muro lungo vari chilometri, cosi’ come ha ancora denunciato il progetto-etanolo per fare combustibile dal mais aumentando cosi’ ancor piu la fame di varie centinaia di milioni di poveri nel terzo mondo. “L’attuale sistema politico-economico dominante oggi nel mondo e’ insostenibile-ripete Fidel Castro- e puo’ mettere in pericolo la stessa specie umana”. Dopo l’intervista la tv cubana ha trasmesso il documentario “ Da Hanoi a Hiroshima” del regista Roberto Chile sul viaggio di Castro in Vietnam ,Cina, Malaysia e Giappone nel febbraio 2003. Citiamo qui in conclusione due sequenze simboliche del filmato, opposte tra loro, una scanzonata e allegra, una solenne e triste. Nella prima Fidel conversa col vegliardo e leggendario generale Giap che guido’ il Vietnam. Giap dice a molti e a Fidel (che con la traduzione all’inizio non capisce). “ A volte mi dedico alla sera alla meditazione, e spesso mi viene alla mente …Varadero.. Varadero….quando feci un viaggio laggiu’!” Quando tutti capiscono bene, scoppia una generale e fragorosa risata. Poi, alla fine del documentario, la scena toccante e drammatica di Fidel a Hiroshima davanti all’olocausto nucleare del 1945 contro indifese con la frase che scrive nel libro al museo della tragedia atomica : “ Che non torni mai piu ad accadere una simile barbarie”. Questa la cronaca del “ritorno di Fidel” sulla scena, per ora provvisoriamente solo in tv. La stampa italiana in questi mesi ha un po interrotto i consueti attacchi diretti contro Fidel portati da anni su tanti giornali. Ma con un Fidel che e’ di nuovo vivo ( e dato per finito da tanti nei mesi scorsi) magari riprenderanno gli attacchi giornalistici contro di lui oltre a quelli consueti di disinformazione contro Cuba ( vedi la ormai famosa “Sindrome-Nocioni”). Ma Fidel dimostra di avere sette vite.E’ un gigante della storia.
POSADA CARRILES: TERRORISMO MADE IN USA
di
Marzio Castagnedi
maggio 2007
Il titolo di questa corrispondenza non e’ nostro, e’ invece il titolo di un film-documentario trasmesso dalla tv cubana venerdi 10 maggio e in seguito riproposto date le numerose richieste extra.Non e’ un documentario cubano bensi’ venezuelano realizzato dal regista Angel Iglesias e si tratta di un materiale filmico la cui densita’ di immagini, filmati, foto, elementi informativi, dati, cifre, date, documenti, trascrizioni di intercettazioni telefoniche, testimonianze di famiglie delle vittime, interventi di testimoni diretti e indiretti, tecnici, giornalisti, giuristi, esperti e investigatori della sicurezza e’ semplicemente impressionante. Si tratta di una quantita’ di materiali filmati che divengono molto piu’ di un semplice documentario televisivo, bensi’ una reale e concreta requisitoria sulla gran quantita’ di atti delittuosi e crimini terroristici compiuti e organizzati contro Cuba e Venezuela (ma non solo) da Luis Posada Carriles, il maggior terrorista che abbia mai operato in America latina. Lungi da noi in questa occasione tirare in ballo la politica, noti alti funzionari o capi di Stato. No, qui vorremmo stare nella semplice funzione di contributo alla informazione nel solo ambito della cronaca. Nera, naturalmente. Il film venezuelano e’ assai ricco di testimonianze dirette che parlano e raccontano.La sua trasmissione sta suscitando una grande impressione non solo in Cuba e Venezuela ma in tutta l’America latina. E’ notizia delle ultime ore che una copia in dvd del film diretta ad una associazione progressista del Texas che eveva in programma di proiettarla e’ stata intercettata dalle autorita’ statunitensi e immediatamente sequestrata.Una delle sequenze piu impressionanti e’ quella in cui Raul Ernesto Cruz Leon ricostruisce per intero il suo “ percorso –bombardiere”che il mercenario e terrorista salvadoregno fece nell’estate del 1997 tra alberghi e ristoranti dell’Avana. Avevamo gia visto in parte quel filmato su Cruz Leon nel marzo 1999 quando l’allora 26enne mercenario apparve in diretta alla tv cubana durante il suo processo, ma rivedere oggi per intero quella “interpretazione” e’ davvero forte. Cruz Leon parla davanti alle telecamere negli stessi luoghi dove piazzo’ le bombe. “Mi sedetti qui, su questo divano dell’hotel Nacional -dice il terrorista- e dopo pochi minuti lascai cadere di lato il pacchetto con la bomba” (attentato del 13 luglio ’97). In un altro albergo osservai per un po un gruppo di bambini che giocavano nella hall, poi gettai la bomba a orologeria in mezzo al fogliame di piante ornamentali” (attentato all’hotel Triton, 4 settembre ’97). “ Alla Bodeguita del Medio - ( il famoso bar-ristorante dell’Avana Vecchia ndr) - andai nel bagno dove in tre minuti armai il detonatore e piazzai nascosto l’esplosivo C-4 . Alll’hotel Copacabana stetti seduto al bar e infilati il pacchetto-bomba dentro un portacenere di quelli a colonna e lo girai con l’apertura verso la parete”,spiega ancora in tv Cruz Leon, il terrorista che proprio nell’attentato al Copacabana uccise il giovane italiano Fabio di Celmo colpito alla gola proprio da una scheggia di quel portacenere. Anche queste due eplosioni, e altre tre, avvennero il 4 settembre 1997. Cruz Leon – che forse proprio con la collaborazione immediata con la polizia cubana si salvo’ dalla pena capitale ed e’ da dieci anni in carcere – disse anche chi lo aveva contattato in Salvador, organizzato e pagato: l’altro terrorista Francisco Abarca che agiva per conto di Posada Carriles. Nel video parla anche Orlando Bosch che addirittura in un talk-show del canale tv 23 di Miami racconta, vantandosi, di quando con un motoscafo veloce fece una incursione all’imbrunire mitragliando a Varadero la spiaggia del lussuoso hotel Melia’ dell’omonimo gruppo albergiero spagnolo. Subito dopo Bosch a tutto gas riprese la rotta di ritorno per la Florida.Ma altri, nel corso degli anni ’90, furono gli attentati reralizzati in Cuba: un’altra bomba all’htoel Sol Palmeras, sempre a Varadero, e ancora una esplosione in una discoteca dell’Avana e nell’hotel Melia’ Cohiba. Altri mercenari appaiono nel film di Angel Iglesias, come Rene Rodrigue Llerena, che piazzo’ due bombe e fu arrestato in un suo secondo viaggi all’Avana, e la guatemalteca Maria Helena Gonzales bloccata dai servizi di sicuerzza cubani nel marzo ’98 prima che potesse agire. Altri attentati pianificati furono sventati, come quello contro la cilinica Cira Garcia all’Avana o quello fallito per poco nel 1993 nel cabaret Tropicana, una delle attrattive della capitale e frequentato ogni sera da centinaia di turisti di vari paesi e che avrebbe potuto provocare una vera strage di massa. Gli uomini della FNCA ( la fondazione nazionale cubano-americana con sede a Miami e centro pensante e pagante del terrorismo contro Cuba) avevano pogettato anche di far saltare in aria il mausoleo del Che Guevara nella citta’ di Santa Clara. Come si vede una serie impressionante di attacchi pianificati per colpire luoghi simbolo o installazioni turistiche per spargere terrore proprio nel periodo in cui Cuba stava riemergendo a farica dal precipizio economico dei primi anni Novanta seguito alla sparizione dell’Urss. Se i terroristi confessano, parlano anche gli uomini dei servizi come l’agente “Frayle”, famoso per aver fatto per anni il doppio giuoco tra Miami e L’Avana, ma alla fine a favore di Cuba, il quale spiega con dettagli tercnici come veniva importato l’esplosivo al plastico ( dentro le scarpe a mo’ di solette, nei contenitori di shampoo e dentifricio, all’interno di tv portatili, ecc.) e come avvennero le indagini, i sospetti, le catture. Naturalmente nel film-documentario “Posada Carriles, terrorismo made in Usa”, trova ampio spazio l’abbattimento dell’aereo di linea cubano avvenuto tramite due bombe piazzate a bordo, nell’ottobre ’76 sul cielo delle Barbados. L’aereo proveniva da un evento sportivo e tra i 73 morti peri’ l’intera squadra giovanile cubana di scherma. Si vedono i funerali, lo strazio delle famiglie, l’audio originale dell’ultimo minuto del volo con le grida di allarme del pilota. Una delle frasi di Posada Carriles- reo confesso dell’abbattimento- fu: “ Abbiamo messo le bombe: e allora?!”. Il quotidiano cubano “Granma” l’11 maggio scorso pubblicava nelle pagine 4 e 5 le trascrizioni di 14 telefonate di Posada Carriles dal Salvador con un suo uomo di fiducia, Francisco “Paco” Pimentes,in Venezuela tra febbraio e settembre 97. E’ materiale oggi declassificato in cui i terroristi parlano della loro intera attivita’ criminale gestita e diretta da Posada Cafrriles, mandante di tutti gli attentati, comprese altre bombe esplose in Bahamas e Messico contro uffici turistici cubani. Posada Carriles ,che ebbe parte anche nella tentata e fallita invasione di Playa Giron nel ’61, che risulta coinvolto nell’omicidio del presidente John Kennedy nel ’63 a Dallas e nel caso Iran-Contras e la guerra sporca contro il Nicaragua di Daniel Ortega anni 80, nel novembre 2000 a Citta’ di Panama’, mentre si svolgeva la Cumbre Ibero-Americana, progetto’ di assassinare Fidel Castro con una esplosione in un’aula universitaria piena di studenti. Posada era a Panama’ city nei giorni del vertice e fu scoperto con tre complici e dieci chili di esplosivo Semtex C-4. Indagato dalla giustizia panamense, fu sottoposto a processo ma a ferragosto 2004, alla vigilia della sentenza definitiva, un rapidissimo “indulto notturno”lo mise in liberta’ coi suoi complici su un aereo ordinato dalla ex presidente di Panama’,signora Mireya Moscoso proprio alla fine del suo mandato.Dove vive da allora la signora Moscoso? Ma a Miami! Questa la “carriera”di criminale di Posada Carriles descritta, analizzata e comprovata dal recentissimo documentario del regista venezuelano Angel Iglesias. Posada Carriles che pochi giorni fa e’ stato totalmente scagionato dalla giudice texana Cardone dalle sole (e ridicole) imputazioni di ingresso illegale negli Usa. Nel mondo crescono le voci indignate contro questi avvenimenti e la mancata incriminazione o estradizione richiesta dal Venezuala di Posada Carriles. Voci di masse popolari, di associazioni progressiste e di migliaia di esponenti della piu alta cultura internazionale. Posada Carriles deve essere sotto`posto a giuizio per i suoi crimini e invece e’ in liberta’ nelle strade degli Usa. Il ministro degli esteri del Venezuela proporra’ il deferimento del terrorista e dei suoi complici alla Corte Internazionale dell’Aia. Se questa triste e ignobile vicenda, con un Posada Carriles sinora protetto e salvato dai suoi potenti amici americani, avra’ sede ed eco in Europa, forse si potranno aver risparmiati, da parte dei giornali italiani, le incredibili e davvero stupefacenti definizioni di Posada Carriles come “ dissidente cubano” e “ militante anticastrista”. E’ un terrorista comprovato e confesso. Se si definisce dissidente lui, per un minimo di etica professionale giornalistica si devono chiamare “ dissidenti “ anche tutti gli altri che , con qualsiasi motivazione, hanno piazzato bombe e seminato morte tra la popolazione civile in ogni parte del mondo.
ESCE IL FILM SU FABIO DI CELMO
di
Marzio Castagnedi
aprile 2007
Il regista Angelo Rizzo, autore del film "Quando la verità si sveglia", sul
terrorsimo contro Cuba e sulla tragedia di Fabio di Celmo, presenterà il suo
film a Roma il 23 aprile, e la pellicola uscirà nei cinema dal 27. Abbiamo
fatto a Rizzo alcune domande.
D:Hai avuto molte difficoltà per l'uscita del film?
R:"Sì, certo, il film è pronto da mesi e la partecipazione al Festival di
Berlino a febbraio è stata determinante; il film è stato visto oltre che dal
pubblico anche dagli operatori del mercato".
D:Il tuo film è l'unico lungometraggio a soggetto, cioè con attori e ruoli
di fiction, esistente sull'argomento del terrorismo portato dall'estero contro
Cuba.Ci sono dei documentari, in maggioranza cubani, ma film no.
R:" E' vero, il mio è il primo film che abbia tra i suoi personaggi
protagonisti non solo come Fabio di Celmo e suo padre Giustino, ma anche
terroristi criminali come Posada Carriles, Cruz Leon e altri elementi della
mafia di Miami protetti dai governi degli Stati Uniti. Si parla da tempo del
terrorismo ovunque abbia colpito (Usa,Europa,Asia ecc.) ma mai di quello che a
Cuba ha fatto negli anni oltre 3000 vittime.Quando negli anni scorsi ne sono
venuto a conoscenza non ho potuto non denunciare questo fenomeno criminale."
D:Su questi fatti non esiste nemmeno, sulla stampa italiana,salvo
rarissime eccezioni, alcuna informazione su quegli avvenimenti a Cuba.
R:"Sì sembra incredibile ma è così. Posada Carriles, agente dela Cia, è
responsabile di vari atti orrendi contro Cuba, come ad esempio l'esplosione in
volo di un aereo di linea cubano nel 1976 con molte vittime, e anche della
serie di bombe all'Avana nell'estate del '97. Il giornalismo in Italia su
queste cose non ha mai informato."
D: Come hai lavorato per la sceneggiatura?
R:"Ho raccolto notizie, cronache, dettagli a Cuba con la sceneggiatrice
Nilda Rodriguez e abbiamo scritto il film nel 2005 e girato all'Avana in
novembre e dicembre 2005.
D:Ero all'Avana in quella estate delle bombe e ho visto in tv, nel
febbraio '99 i processi ai mercenari che posero le bombe. Devo dire che il tuo
film è molto fedele ai fatti.
R:"Sì ci siamo documentati in tutti i particolari. Abbiamo girato le scene
negli stessi hotel e nei luoghi precisi dove accaddero i fatti.Abbiamo filmato
nelle stesse camere d'albergo dove si fermò Cruz Leon, il mercenario
assassino, e ci hanno fatto da consulenti gli stessi agenti che lo catturarono
quasi dieci anni fa."
D: Rizzo, chi sono gli attori del tuo film?"
R:"Fabio di Celmo è interpretato dal giovane attore italiano Michel Altieri
e gli altri personaggi sono resi da bravissimi e famosi attori cubani, come
Enrique Almirante, Armando Tomey, Carlos Padron.".
Dopo l'uscita nelle sale che altri sviluppi avrà il tuo film ?
R:" In estate uscirà in dvd con l'aggiunta di tre miei documentari sempre
girati a Cuba, sulla gente cubana, sulla musica, sulla santeria".
D: Ultima cosa, Rizzo. Il tuo film si apre e si chiude con due brevi brani
filmati di Fidel Castro in un comizio. Pare che Fidel si stia recuperando
dalla grave malattia e che possa ritornare sulla scena politica.Che ne pensi.
R:"Benchè famoso,di Castro ( e anche di Cuba) si conosce poco, in
profondità, in Italia. Sui giornali vengono date solo informazioni ripetitive,
superficiali, spesso false e menzognere. Quelli che di Cuba e Castro hanno
conoscenza approfondita, sanno come apprezzare la storia unica di questo
Paese. Basta vedere la quantità di premi Nobel, grandi personalità e artisti
che sono amici di Cuba: da Hemingway a Sartre, a Zavattini, Antonio Gades,
Garcia Marquez, Nadine Gordimer fino a Oliver Stone, Robert Reford e il
maestro Claudio Abbado e giornalisti come Noam Chomsky o Ignacio Ramonet.Su
Cuba c'è ancora molto da informare in senso positivo."
E Angelo Rizzo, con coraggio e tenacia, col suo film " Quando la verità si
sveglia"( è una frase di Josè Martì),ha gia svelato alcune delle congiure,
provocazioni e azioni criminali ordite dall'estero nel corso del tempo
contro Cuba e il suo popolo.
IL 28° FESTIVAL DEL CINEMA DE LA HABANA
di
Marzio Castagnedi
giornalista italiano residente a La Habana
18 dicembre 2006
Si e’ chiuso venerdi 15 dicembre il 28 Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latinoamericano de La Habana col conferimento dei premi Coral. Il Gran Coral e’ stato assegnato dalla giuria presieduta dal regista argentino Tristan Bauer ( che vinse qui all’Avana lo scorso anno col film “ Iluminados por el fuego”, sulla guerra del 1982 tra Argentina e Inghilterra per il possesso delle isole Malvinas), al film brasiliano “ Il cielo de Suley” del regista Kaim Ainouz a cui e’ stato conferito anche il premio per la migliore attrice, Hemilia Guedes.Il secondo Coral e’ andato al film “El camino de San Diego” del maestro argentino Carlos Sorin, il terzo Corale va all’altro brasiliano “ Los 12 trabajos” di Ricardo Elias. Tutti questi film hanno qualche possibilita’ di arrivare la prossima stagione sugli schermi italiani, data l’ottima qualita’ delle realizzazioni. In particolare potrebbe avere successo il film di Sorin (gia rappresentato in Italia dal recente “Bombon el perro”), poiche’ “El camino de San Diego”, oltre ad essere un affascinante racconto di viaggio, riguarda il popolare personaggio del calciatore Diego Armando Maradona. Il film racconta infatti il viaggio di un giovane e povero campesino che attraversa l’Argentina per portare una statua in legno al malato idolo Maradona. Per le opere prime, il film risultato vincitore e’ il film cubano “El Benny”,di Jorge Luis Sanchez, anche questo lavoro spettacolare in quanto disegna vita, morte e musica di Benny More’, forse il piu grande dei cantanti popolari cubani tanto da portare i soprannomi di barbaro del ritmo e sonero mayor.El Benny mori’ tragicamente nel 1963 ucciso dall’alcol.Il miglio attore e’ risultato Julio Chavez per “ El custodio”, mentre la miglior fotografia e’ andata Luis Najmias per l film cubano “ La edad de la peseta” di Pavel Giroud. Miglior montaggio di Alberto Ponce per “ Cronica de una fuga”, di Israel Caetano, Argentina. Questo film, dal ritmo secco e incisivo, narra la drammatica fuga di quattro giovani da un centro di tortura argentino durante il regime militare nel 1977. La miglior colonna sonora e’ risultata quella del famoso Chico Buarque de Hollanda per il film brasiliano “ El mas grande amor del mundo” di Carlos Diegues. Il primo premio per i documentari e’ andato al film messicano “ En el hoyo” di Carlos Ruflo, mentre la stampa internazionale, Fipresci, ha premiato “Nacido y criado” di Pablo Trapero, Argentina, e la giuria dei circoli cattolici latinoamericani,Signis, ha premiato il gia menzionato “ Cronaca di una fuga”.Il Festival, incentrato princpalmente sui film del continente latinoamericano, non ha mancato certo di proporre una quantita’ di altre occasioni cinematografiche che lo strabordante publico habanero, circa mezzo milione di biglietti venduti, non si e’ lasciato sfuggire. Oltre alle “settimane” del cinema spagnolo, francese, tedesco, svizzero, italiano e dominicano vi sono stati diversi eventi speciali. Ne citiamo due. La proiezione, assai fascinosa dentro la cattedrale de La Habana Vieja, del capolavoro del cinema muto restaurato “ Il processo di Giovanna d’Arco”(1927) del maestro danese Carl Theodor Dreyer, e l’anteprima continentale dello straordinario film collettivo “ Todos los ninos invisibles” promosso dall’Unicef delle Nazioni Unite e co-prodotto dalla Rai. Il film si compone di sette racconti che riguardano storie di bambini sfruttati, maltrattati, offesi in varie parti del mondo. Si tratta di un poetico e dolente atto d’accusa contro il mondo adulto spesso folle e irresponsabile che travolge molti milioni di bambini nel mondo con la violenza e lo sfruttamento. Alcuni degli episodi portano firme illustri come quelle di Spike Lee, Emir Kusturica, Ridely Scott, John Woo, i restanti sono firmati da Medhi Charef, Katia Lund, e dal nostro Stefano Veneruso. Film collettivo di alta classe,” Todos lon ninos invisibles”, di grande contributo morale e civile e di elevato valore stilistico. Infine, non si e’ visto un film annunciato nel catalogo dell’intenso programma ma la cui copia non e’ mai giunta a Cuba ( perche’ non si sa). Si tratta di un film che aveva incuriosito molti osservatori; cioe’ il nordamericano” Bobby”, firmato da Emilio Estevez, e con 22 interpreti principali tra cui Demi Moore ,Sharon Stone e Anthony Hopkins. “Bobby” racconta l’uccisione di Robert Kennedy nell’hotel Ambassador a Los Angeles avvenuta nel giugno 1968. La produzione e’ 2006 e con un cast del genere dovrebbe girare prossimamente il mondo. Molto altro rimane fuori da queste cronache finali del 28 Festival Internazionale de La Habana che presentava in totale oltre 400 pellicole delle quali 105 competitive nei vari concorsi.Quello della capitale cubana e’ il piu’ ampio e importante festival cinematografico dell’intera America latina.
HAVANA: FESTA DEL 50 ANNIVERSARIO DEL GRANMA
di
Marzio Castagnedi
giornalista italiano residente a La Habana
3 dicembre 2006
Oggi due dicembre e´stata festeggiato in Havana nella plaza de la revolucion il cinquantenario dell’arrivo della barca del Granma che nella stessa data del 1956 porto´a Cuba Fidel Castro e gli altri 81 spedizionari tra i quali suo fratello Raul e Ernesto Che Guevara. Questa data e’ anche quella della nascita delle Far, le forze armate rivoluzionarie cubane. Davanti alle tribune della plaza della capitale cubana sono sfilate per prime formazione di cavalleggeri mambyses, sulla tradizione di quei combattenti armati di soli machete contro le forze coloniali spagnole di fine Ottocento. Poi sono apparsi guerriglieri nelle divise dei barbudos della Sierra Maestra degli anni 1957-58 e infine sono sfilati vari reparti in rappresentanza delle diverse armi seguiti da autoblindo, mezzi corazzati e artiglieria semovente. Erano molti anni, almeno 25, che nella citta´dell´Avana non veniva presentata una sfilata militare di questa consistenza. Ma come si diceva le ricorrenze erano importanti.Naturalmente ha chiuso la sfilata una ‘ marcia combatiente del pueblo cubano´’composta di oltre 300mila partecipanti tra lavoratori, studenti, giovani, anziani, donne che hanno marciato come sempre in modo colorito ed entusiasta inalberando cartelli, manifesti e scritte inneggianti alla liberta’ di Cuba e alla rivoluzione. Sulle tribune Raul Castro, ministro delle Forze armate e vicepresidente cubano, assisteva con accanto molti amici e ospiti stranieri tra cui Evo Morales, presidente boliviano , e Daniel Ortega fresco vincitore delle presidenziali del Nicaragua dove e´stato rieletto dopo oltre 25 anni. In questi stessi giorni altre ricorrenze sono state festeggiate a L’Avana e in Cuba. La data del 30 novembre ’56, quando a Santiago de Cuba avvenne la sollevazione organizzata da Frank Pais in attesa e appoggio all’arrivo del Granma, e l’ottantesimo compleanno di Fidel spostato dalla data naturale dl 13 agosto scorso e celebrato da una conferenza internazionale con oltre 1500 delegati dal titolo ¨Fidel e Cuba tra memoria e futuro¨, organizzata dalla Fondazione Oswaldo Guayasamín, grande pittore ecuadoriano scomparso nel 1999 che fu molto amico di Fidel e al quale fece nel corso del tempo quattro grande ritratti. Mostre, gala’ artistico-culturali, concerti nelle piazze,tre giorni di dibattiti nel palacio de las convenciones in saluto e augurio a Fidel che prosegue in ospedale le cure della grave malattia che lo colpi’ il passato 30 luglio e non ha potuto presenziare inviando un caldo messaggio di ringraziamento a tutti. Tra i presenti agli eventi, oltre i gia citati Morales e Ortega, anche il presidente haitiano Rene’ Preval e molti intellettuali, scrittori, giornalisti e personalita´tra cui Hebe de Bonafini delle madri argentine di Plaza de Mayo, Thiago de Mello e Claudia Furiati, brasiliani, Ignacio Ramonet e Gianni Mina’ e anche il noto attore francese Gerard Depardieu che ha dichiarato che Fidel non solo e´un uomo straordinario ma anche una grande idea per il mondo. Una celebre frase di Fidel dice appunto che ¨le idee possono risultare piu’ potenti anche degli eserciti piu grandi, e Raul nel suo breve discorso dalla tribuna gremita e davanti alla folla ha dichiarato che ¨ i grande cambiamenti politici e sociali in senso progressista in corso negli ultimi anni in America latina, lo dimostrano ampiamente¨. Cuba quindi, dopo essere uscita gia da diverso tempo dalla fase piu dura degli anni Novanta, resiste a blocchi, embarghi, tentativi di invasione,provocazioni e attentati provenienti dall’imperio del Norte, gli Usa, e rilancia riaffermado la sua piena indipendenza e sovranita’ nazionale e sommando successi sociali con crescita economica e appoggio e aiuti medici a molti Paesi dell’America latina . In questi giorni in Havana e in Cuba nelle varie manifestazioni e festeggiamenti si mescolano alla popolazione cubana gli oltre 2 milioni e 300mila visitanti e turisti che confermano i successi di questo Paese che da’ prova e conferma di equilibrio, tranquillita’, progresso sociale. Unico assente in questi festeggiamenti e’ Hugo Chavez, il presidente venezuelano impegnato nelle elezioni politiche nel suo paese. ¨Ma verro´presto a Cuba a salutare ancora il mio amico Fidel¨, ha mandato a dire Chavez